Viaggio in Grecia, da Roma a Salonicco

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di ANTONIO CARBONE

Da quando ho un ponte in bocca mastico meglio. Ma non solo. Penso più spesso ai Romani. Sì certo, molte delle tecniche di costruzione le hanno apprese dagli Etruschi e dai Greci, ma sono stati loro a progettare ponti, acquedotti, strade fin dove sono arrivati, marcando il territorio in maniera indelebile.

A Salonicco, ad esempio, a parte le chiese ortodosse che non spiccano tutte dal punto di vista architettonico, la prima cosa che noti sono le rovine romane delimitate su tutti i lati da palazzi degli anni Sessanta e Settanta. Abituati alla stratificazione di Roma, il salto è così repentino che non riesci a immaginare i secoli di storia nel mezzo se non come un vuoto. E questi siti archeologici in cui improvvisamente ti imbatti, come slarghi causati da crolli dolosi, ti fanno pensare appunto all’incavo lasciato tra i denti da un’estrazione affrettata. Forse quel dente si poteva curare con una ordinaria otturazione.

Qui non c’è la luminosità della Grecia classica di cui abbiamo ricevuto l’imprinting attraverso le prime immagini viste sul manuale di storia dell’arte di Argan: lo stile e gli ordini.  Ionico, dorico e corinzio. I capitelli con le foglie d’acanto. Per anni sono stati un mistero queste foglie e fu emozionante vederle dal vivo a Roma crescere sotto le mura Aureliane tra papaveri, finocchio selvatico e altre erbe infestanti.

Nella luce c’è già un tono balcanico come una terra d’ombra che arriva, non si sa bene da dove, a sporcare la nitidezza dei colori. Deve essere questo tono a infondere alla gente del posto una mestizia particolare: non li senti mai gridare, parlare ad alta voce e neppure gesticolare tanto, contraddicendo l’immagine della natura levantina che ti aspetti di ritrovare in tutta la Grecia. Ma qui si è a un passo dalla Bulgaria, Albania, e dalla ex Jugoslavia.

Poi se scavi un po’ nella storia di questa città-ponte – Sarajevo, Salonicco, Sofia, Istanbul – puoi arrivare pure a risalire in parte all’origine di questa ombra. Qualsiasi guida ti racconta delle trasformazioni che ha subito tra incendi e deportazioni. Te ne puoi fare un’idea passeggiando tra le vie di quello che una volta era il  quartiere ebraico. A tratti ti sembra di riconoscere le botteghe color cannella del ghetto di Roma. Ma non solo.