Via dei Fori Imperiali e i finti centurioni

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di FEDERICO PACE

Su via dei Fori imperiali, la strada che unisce il Colosseo a Piazza Venezia, trovi le bancarelle che vendono frutta e piccole bottiglie d’acqua a cifre inaccettabili. Personaggi inaffidabili ti chiedono di firmare per un’iniziativa imprecisata “contro la droga”. Qualcuno vende le cartoline a più di un euro al pezzo. I mimi, ormai, sembrano gli stanchi rappresentanti di una forma d’arte, qui messa in scena in forme caricaturali e sterili. I finti centurioni con improbabili costumi cercano, tra una rissa e l’altra, di trarre in inganno chi passa di lì per estorcere denaro per immagini in cui ritrovare la rappresentazione “tarocca” di un passato trascorso da infinito tempo. Le vetture, sul selciato, vanno ad alta velocità incuranti di ogni cosa. Neppure dei colori del semaforo o dei pedoni che si arrischiano ad attraversare.

I turisti non possono che tollerare, qualcuno con fastidio, altri con curiosità imbambolata, l’assedio che imbonitori di ogni tipo gli portano su questa arteria artificiale che il fascismo aprì tra il 1931 e il 1933. Per la guida di Roma del Touring Club Italiano, con questo gesto è stato annientato “uno dei più straordinari brani della città papale stratificatosi nel Medioevo e nel Rinascimento sui resti dei Fori Imperiali”. Ieri come oggi l’incuria, se non qualcosa di più grave, come pratica di chi governa. Qualche giorno fa Salvatore Settis, uno dei più importanti studiosi del mondo antico e direttore della Normale di Pisa, si è dimesso da presidente del Consiglio superiore del ministero dei Beni Culturali diretto da Sandro Bondi. Il professore era in disaccordo con il ministro su quasi tutto. L’anno scorso Settis aveva scritto un articolo dal titolo “Patrimonio SOS: in difesa dei beni culturali e ambientali”. Subito dopo era stato invitato a dimettersi.

Ai lati di questo insolito fiume formato da visitatori, accattoni e sembianze ridicole di artisti, le bellezze vere, quei grumi di pietra antica, se ne stanno ad essiccare al sole. Aspettano che la loro estinzione venga ultimata. Tra questi resti antichi vedi pure un tavolino. Dei teli di plastica. Più che pietre preziose da custodire, per colpa dell’incuria, i ruderi, tra l’erba, visti dall’alto paiono giocattoli che annoiati bambini, figli di genitori ricchi e distratti, hanno lasciato in disordine sul pavimento di quella che ritengono essere la loro stanza.

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Federico Pace è autore del libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza per Einaudi e della raccolta di racconti di viaggio “La libertà viaggia in treno” per Laterza. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_