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di Antonio Carbone —
15 gennaio 2012
Anche ieri, sabato 14 gennaio, che si è celebrato il capodanno cinese, il ricordo del duplice barbaro omicidio di Torpignattara era ancora vivido. La festa, che si è svolta nel pomeriggio a piazza del Popolo, è stata dedicata appunto alle due vittime dell'agguato di via Giovannoli, la piccola Joy e suo padre Zhou Zeng.
All’indomani di quel tragico fatto i riflettori sono tornati ad accendersi sui quartieri in cui è più forte la presenza della comunità cinese...
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di Francesca Pedrollo —
7 gennaio 2012
Torpignattara inizia al capolinea delle Ferrovie Laziali, in via Giolitti. E' già tutta nei vagoni: visi giovani, i pakistani e bengalesi, con le loro facce bambine, tengono stretti a sé i sacchi, neri e blu, che contengono le merci cinesi, gli africani, cuffie al collo e cappelli con visiera abbassata, sembrano sempre tenere il ritmo anche senza musica, i coreani, appisolati, ottimizzano il tragitto dormendo...
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di Antonio Carbone —
27 novembre 2011
Ho ancora negli occhi le immagini del film di Kaurimaski, Le Havre, quando di ritorno a casa, leggo dell’ultima tragedia accaduta da poco a largo di Brindisi. Si teme una strage di migranti. Per il momento solo alcuni corpi sono stati recuperati. Sbattuti sugli scogli. La barca a vela di quindici metri partita cinque giorni fa dalla Turchia con a bordo una settantina di curdi, afgani e cingalesi, non ha retto all’urto delle onde del mare in tempesta...
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23 novembre 2011
"Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione". Così ha detto il presidente Giorgio Napolitano durante l'incontro al Quirinale con la Federazione delle chiese evangeliche.
Le sue parole sono sembrate, a chi le ha ascoltate, finalmente parole di chi osserva la città in cui vive...
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di Francesca Pedrollo —
7 febbraio 2011
Nenia funebre della madre che scandiva i nomi: Elena Patrizia, Fernando Eldeban, Sebastian, Raul. Lamiere che bruciano, materassi, abiti accatastati alla rinfusa. Truciolato facilmente infiammabile. Quattro bambini dormono e si accendono del fuoco. Stufa o braciere. Little Calcutta capitolina. L'urlo del Sindaco che chiede poteri speciali per gli insediamenti autorizzati si perde nel vuoto, inghiottito dal fumo della baracca.
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di Silviu Ciubotaru —
3 novembre 2010
Non sono mai stato un grande oratore ed è più difficile quando pensi in romeno e devi scrivere in italiano. Sono venuto in Italia nel 2002 dopo aver superato il limite normale della sopportabilità di un sistema politico che non ha mai pensato ai problemi della gente comune. Prima di venire a Roma, dopo aver lavorato in Polizia, Pubblica Sicurezza, avevo un concetto diverso di quello che significa la parola sicurezza in qualsiasi settore...
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di Federico Pace —
11 ottobre 2010
Prendo via Emanuele Filiberto e arrivo in Asia in pochi minuti. Non ho bisogno di un aereo. Mi servono solo un paio di scarpe da ginnastica. Nel primo tratto, la strada è in discesa, poi, dopo viale Manzoni, comincia la salita. Prima c'è un fornaio, subito dopo, c'è già la Cina. Mi viene da pensare a Tiziano Terzani. Se fosse nato oggi, forse non avrebbe portato se stesso dall'altra parte del mondo per incontrare uomini e donne di lontane culture...
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di Manuela Lo Prejato —
31 marzo 2010 —
«Lontano è Casa Luti», mi risponde Bashir durante una lezione di italiano. Gli sto insegnando gli avverbi di luogo e gli ho chiesto: «Vicino è questo tavolo. Cos’è, invece, lontano?». Non capisco a cosa si riferisca, mi spiega che è lì che dorme, in questa per me mitica "Casa Luti", di cui prendo nota con scrupolo, pensando che un giorno mi possa servire, come tante altre frasi e considerazioni dei miei studenti, rivelazioni di nuovi mondi.
Casalotti...
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di Antonio Carbone —
17 agosto 2009
400, 500, 600… a quanti chilometri, come minimo, bisogna trovarsi lontano da casa per essere considerato uno straniero? Avendone fatto, in passato, qualche centinaio anch’io, per ragioni di lavoro, ogni tanto mi capita di pormi questa domanda. Come adesso che mi trovo sulla spiaggia, a poco più di 100 chilometri da Roma, e non posso fare a meno di soffermarmi sui volti della fitta schiera di venditori che mi sfila davanti a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro.
Per raggiungere questa località di buon ora, stamattina, ho preso il treno regionale che va a Pisa...
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di Emanuele Coen —
3 agosto 2009 —
Alle sei e quaranta il sole è già alto sopra i tetti di Torre Gaia. Il termometro segna 27 gradi e promette di salire. Alla fermata del 105, l’autobus che sostituisce il treno Roma-Pantano durante i lavori per la metro C, tante facce assonnate e poca voglia di parlare. Movimenti automatici, decisi e calibrati, energie calcolate al millesimo. Sigarette accese e subito spente, il profumo del caffé, l’edicola che sforna i giornali, la rosticceria pizza e cornetti...
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di Antonio Carbone —
11 giugno 2009 —
Sarà l’ora, sono da poco passate le quattro del pomeriggio, ma in giro a villa Pamphili non c’è nessuno. Ben in vista ci sono, invece, i poliziotti. Ad ogni entrata, dietro ogni siepe, lungo ogni sentiero. A cavallo, in macchina, in moto, a piedi. Della tenda di Gheddafi, chiaramente, neanche a parlarne. Più o meno si intuisce il luogo dove potrebbe essere collocata dalla maggiore presenza delle forze dell’ordine...
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di Antonio Carbone —
23 febbraio 2009 —
Ci arrivo da via Latina. La stessa strada su cui stava passeggiando la giovane coppia la sera di San Valentino. Sembra una domenica come le altre, forse solo più fredda. Una patina di fragile gelo ricopre ancora la vegetazione. Ad accogliermi da dietro la staccionata, ritrovo come al solito Furia, la cavalla bianca. Più avanti nell’ovile adiacente al casale da poche ore sono nati due agnellini, mi racconta la donna con cui mi intrattengo a parlare per qualche minuto...
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di Federico Pace —
8 febbraio 2009 —
Ci sono giorni che entro in uno dei tanti locali sparsi per Roma e mi prendo un kebab. Quelli da mangiare in piedi. Oggi è uno di quei giorni. Tutta questa pioggia mette un’uggia che non so. All’egiziano che lo prepara con carne di manzo, chiedo di mettermi un po’ di crema di ceci, yogurt e salsa piccante. La prima volta che l’ho mangiato, un kebab, è stato a Londra...
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di Federico Pace —
30 dicembre 2008 —
Il dorso della città. Qualche palma spelacchiata. I palazzi di borgata. I balconi minuti. Seduti stanno una cinese dal bel viso, un ragazzo che gioca con la Psp e una coppia con un bambino nel carrozzino. In piedi un omino avanti con gli anni che cammina avanti e indietro. Chiusi dentro i nuovi self-service bar, ci sono gli snack e le bibite fredde...
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di Francesca Pedrollo —
3 dicembre 2008 —
Mentre metteva la benzina ad una persona davanti a me abbiamo iniziato a parlare della pioggia che fino a poco prima era scesa torrenziale su Roma. L’aveva presa tutta, nel tragitto in motorino da Torre Maura a San Lorenzo. Ogni giorno quella strada, sveglia alle 5 e trenta, apertura della pompa alle 6. Da lì, complice l’assenza di altri clienti, quasi un momento di sospensione, è iniziata la conversazione...
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di Aurelia Pop —
19 maggio 2008 —
È tardi, anche se è ancora “l’alba”. Sono le 7.30 di mattina e oggi devo arrivare presto, ma è già mezzora che sto aspettando questo benedetto 92. Eccolo, arriva. Salgo. Che fortuna, ho trovato un posto libero. Mi siedo. Sento una puzza. Mi giro e vedo degli zingari. Sono tutti venuti qua, a Roma. Mi ricordo dell’ultima volta che sono stata in Romania, la gente era felice che sulle nostre strade non se ne vedevano più e dicevano: «Meno male che scappano tutti in Occidente così non ci rimproverano più che noi non ci occupiamo di loro»...
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di Federico Pace —
12 maggio 2008
Al semaforo due ragazzi seduti sulla vespa aspettano che scatti il verde per potere gridare “Forza Roma”. Qualcuno dalle macchine che sono rimaste ancora ferme dà qualche colpetto sul clacson per rispondere alla scia di quell’urlo che s’allontana. C’è poca gente, poco traffico e poco azzurro in cielo. Ma il fatto che la Roma abbia vinto mentre l’Inter ha pareggiato, grazie al rigore mancato dal difensore interista Materazzi, il fatto che la Roma ora, a una giornata dalla fine del campionato, sia a solo un punto dall’Inter, mette in circolo una specie di allegrezza segreta che ciascuno, appena può, si scambia d’improvviso.
Di...
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di Ysabel Parcco Quispe —
1 maggio 2008
Sono peruviana, da quasi 9 anni vivo a Roma, a San Basilio, vicino il carcere di Rebibbia, un quartiere periferico come tanti altri. Il problema principale sono i mezzi di trasporto che non arrivano mai in orario, a volte ritardano anche di un'ora. Mi lamento sempre anche se qualcuno potrebbe dirmi: “cerca di uscire un poco prima di casa”...
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di Antonio Carbone —
21 aprile 2008 —
Una strana atmosfera si percepisce in questi giorni per le strade di Roma. Un’aria mesta e incerta, infatti, la rende simile a quelle città in cui, durante una guerra civile, si arriva a una tregua. Penso a Beirut negli anni Ottanta. E del resto seppur caratterizzata questa volta da toni più pacati, vogliamo negare alla campagna elettorale appena conclusasi l’aspetto di un conflitto? E’ come se i due opposti schieramenti principali, dopo settimane in cui si sono affrontati in campo aperto, si fossero ritirati per lasciar spazio alla diplomazia con l’obiettivo di stringere nuove alleanze e assicurarsi lo scontro finale...
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di Antonio Carbone —
3 marzo 2008
Ma dove sono finite le tende, i giacigli e i rifugi di cartone? Forse, frugando tra i cespugli, le bitte e le cime, sarà possibile trovare ancora qualche scarpa spaiata o il lembo di una coperta militare. Per il resto non è rimasto più niente. Si intravede solo un igloo sulla sponda opposta. E che fine ha fatto la giovane coppia di romeni, con la loro figlia Roberta di quattro mesi, che fino a poche settimane fa era accampata sotto ponte Umberto I? E nel frattempo lei, che era incinta, avrà partorito? Nel frattempo invece qui la perdita è aumentata e il muraglione, ricoperto di muschio, cambia colore a seconda di come ci...