di Francesca Pedrollo —
25 gennaio 2009 —
Martedì scorso c’era elettricità nell’aria. A Washington era mezzogiorno, in Italia le sei del pomeriggio. Qui a Roma gli americani si sono dati appuntamenti in un hotel, uno di quegli alberghi da grande catena, freddo, asettico, lussuoso, senza storia, messo in posizione distonante con l’ambiente. E’ attaccato alla stazione Termini, luogo che fino a qualche anno fa rappresentava il confine o meglio il margine e che ora ha subito una ristrutturazione, una tirata a lucido di cui fa parte anche questo hotel che svetta alto sopra i binari.
Sono salita su, in alto, al settimo piano, con una certa euforia...