Slavoj Žižek e il mare in un bicchiere d’acqua

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di MATTEO SARLO

Slavoj Žižek da Fabio Fazio. L’inizio del mese, il 1° dicembre, e lo scadere dell’anno. Slavoj Žižek, superstar della filosofia marxista-hegeliana e della psicanalisi lacaniana, giocoliere di proposizioni, negli studi televisivi di uno dei talk-show più seguiti dal pubblico italiano, Che tempo che fa. Slavoj Žižek nella troupe di Luciana Littizzetto, Massimo Gramellini e Filippa Lagerbäck. Slavoj Žižek tra il presentatore Paolo Bonolis e il rapper J-Ax. Il mare in un bicchiere d’acqua (guarda il video di Slavoj Žižek a Che tempo che fa del 1 dicembre 2013).

Uno dei suoi soprannomi, data la sua stazza, la barba folta, e il viso rotondo, è “l’Orso di Lubiana”. E’ un personaggio, una star, un perfomer. Un uomo da circo con la testa di Platone. Un uomo vorace di saperi e avvenimenti che divora tutte le tavolate imbadite in ogni cittadella del sapere. Sa tutto, o almeno fa di tutto per farlo credere. Nelle interviste e nei video che lo riprendono, chi lo ha ascoltato lo sa, mostra sempre un inglese che si concede imperfezioni,  bofonchiamenti, borbottii e scoppi improvvisi, di risa e parole. E’ un Gerard Depardieu del pensiero.

Žižek ha scritto tantissimo. E di tutto. Lo si potrebbe accostare, per capacità narrativa e continua proliferazione di “lavori”, al regista Woody Allen. Per capire chi sia Slavoj Žižek alcuni suoi titoli. Da San Paolo reloaded a Il cuore perverso del Cristianesimo, da Il trash sublime a Benvenuti in tempi interessanti, da Lacrimae rerum- saggi sul cinema e Cyberspazio a In difesa delle cause perse.

Al pronunciare il suo nome molti, tra amici filosofi, lasciano scivolare un’occhiataccia sulla sinistra – la bocca che cede in direzione opposta dello sguardo, quasi a formare un’immaginaria “zeta” in piena faccia. Troppo a-sistematico. Troppo ripetitivo. Troppo Pop.

In effetti, Žižek è il tipo che inizia un saggio filosofico raccontando della barzelletta dell’uomo che rubava le carriole (“c’è una vecchia barzelletta su un operaio sospettato di rubare: tutte le sere quando esce dalla fabbrica gli perquisiscono minuziosamente la carriola. Le guardie non trovano niente, la carriola è sempre vuota. Alla fine si scopre l’inganno: l’operaio sta rubando proprio le carriole”) o che ti spiega perché la dicotomica scelta tra la pillola blu e la piccola rossa di Matrix è sbagliata: mai scegliere tra l’ordine simbolico e il Reale, così facendo la realtà verrebbe eccessivamente depauperata da qualsiasi forma di finzione -la forza leopardiana delle illusioni di fronte al “deserto del reale”-, divenendo così insostenibile. “I want the third pill”, esclama nel suo dvd – sì, fa anche dvd- “The Pervert’s guide to Cinema”, seduto sulla poltrona rossa di Morpheus.

Eppure è proprio nella sua ultima fatica in due volumi, Meno di niente, che il filosofo di Lubiana tenta una sistematizzazione del suo labirintico pensiero, tornando alla filosofia dell’idealismo tedesco. Spiazzante: un po’ come se a Jorge Luis Borges fosse saltato in mente di scrivere un nuovo Guerra e Pace di 1200 pagine.

Eppure, anche in questo caso, Žižek rimane esilarante. Proprio non lo prendi. Ecco le righe iniziali: “ci sono due opposti generi di stupidità. Al primo genere appartiene il soggetto (occasionalmente) iperintelligente che proprio “non ci arriva”, che sa interpretare logicamente una situazione ma non riesce a coglierne le sottostanti regole contestuali…il secondo e opposto genere di stupidità è quello del cretino: si tratta della stupidità di coloro che si identificano pienamente con il senso comune, che sostengono pienamente il “grande Altro” delle apparenze”. Sembra solo un divertissement, d’accordo. Ma non lo è. E te ne accorgi nelle righe in cui Žižek fa sul serio: “se c’è qualcosa anziché il nulla, ciò non avviene perché la realtà ecceda il mero nulla, ma perché la realtà è meno di niente.”

Di fatto ogni ospite in una trasmissione televisiva, pur essendo un mare o un fiumiciattolo più piccolo, è sempre costretto a rientrare nel piccolo bicchiere che un programma tv impone. Di più, il programma di Fazio apparentemente può somigliare ai libri di Zizek dove per spiegare la complessità di Lacan si diverte a utilizzare i meccanismi del film di Matrix. Perché anche Fazio prova ad accumulare più livelli (il rapper e il filosofo nella stessa serata). Entrambi appaiono scatole dove basta infilare una mano per trovarvi ogni tipo di sorpresa, ma solo una di queste contiene davvero le tessere per comporre la mappa che ci è utile a orientarci nel mondo. Solo una ci porterà alla totalità del mare.

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MATTEO SARLO Ha scritto per diverse riviste filosofiche e di critica cinematografica. Ha pubblicato Passagi sul vuoto, un saggio sul concetto di «vuoto» in filosofia. Sta  traducendo dal tedesco il saggio di Emil Staiger Die Zeit als Einbildungskraft des Dichters