Sergio e Janeth e l’Ecuador di Rafael Correa

Sergio-e-Janeth

di ANTONIO CARBONE

Spesso la mattina si potevano incontrare sui gradini di uno degli ingressi della metropolitana di Repubblica. In piedi. Lui suonava la chitarra e lei cantava. Ma era soprattutto la voce di lei che ti colpiva. Si avvertiva anche  all’interno. Dolce e malinconica ti faceva compagnia per tutto il tempo che durava la discesa della scala mobile. Fisicamente scendevi ma con l’immaginazione ti sembrava di raggiungere altre latitudini.

Dal 5 luglio non ci sono più. Sono tornati in Ecuador. Dopo circa 15 anni. Lo lasciarono nel 1999, l’anno delle inondazioni provocate da El Nino che fecero precipitare il Paese in una gravissima crisi economica.Quando Sergio perse il lavoro, era geologo, decise di venire in Italia. Qui da noi conobbe Janeth.

E’ probabile che anche lui adesso abbia accolto l’invito del Presidente Rafael Correa a tornare, promettendo un posto di lavoro  a tutti coloro che sono emigrati in gran parte in Europa. Quella Europa che ha commesso gli stessi errori dell’America Latina, finendo per impoverire milioni di persone. Proprio ieri l’Istat ha diffuso i nuovi dati secondo i quali un italiano su dieci è in povertà assoluta. In totale sono 3 milioni e 230 mila le famiglie che vivono sotto la soglia di povertà. Nel frattempo le politiche economiche di Rafael Correa, eletto per la prima volta nel 2006, si sono rivelate efficaci nella riduzione dell’alto livello di povertà e di disoccupazione.

E lei che lavoro faceva in Ecuador? Ha sempre cantato o ha scoperto solo dopo di aver una bella voce in grado di farle guadagnare da vivere? Rileggendo gli appunti, mi accorgo che ho raccolto informazioni solo di lui. So persino che ha tre figli avuti da una precedente relazione. E del resto mi ricordo che lei, per tutto il tempo che parlammo, interveniva per lo più per aggiungere qualche dettaglio sulla vita di lui.

Ci siamo salutati una mattina di metà giugno in attesa della metropolitana. Avevano finito da poco di suonare e stavano tornando a Battistini dove abitavano. Fu la prima cosa che lui mi disse: Il 5 luglio partiamo. Anche in quella circostanza lei parlò poco, limitandosi soprattutto ad annuire. Lasciando quasi intendere che si trattava di una decisione non sua a cui aveva aderito per amore, più che per la speranza che ad attenderli ci fosse veramente un Paese diverso.