Roma2020 e la popolarità di Alemanno

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di ANTONIO CARBONE

Le Olimpiadi del 2020 a Roma non si faranno, il sito del Corriere della Sera lo dà già per certo. E così Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che non ha ancora preso fiato, dopo la fatica impiegata nello spalare la neve, rischia di trovarsi già nel mezzo di un’altra vicenda col cerino in mano. Lui ieri sera era sembrato persino ottimista e si era sbilanciato fino al punto di anticipare le intenzioni di Monti che, a suo dire, avrebbe sicuramente avallata la candidatura. E’ evidente che si affidava a questa sucesso per rilanciare la sua immagine data in vertiginosa discesa. E oggi, invce, dopo i misteri del famoso incontro previsto per oggi e poi smentito  da palazzo Chigi, è arrivata la bocciatura.

La notizia che è cominciata a circolazione in maniera ufficiosa già dalle prime ore della mattina mi arriva mentre mi trovo in auto, in zona Tor Vergata, e per un svincolo sbagliato mi imbatto nella Città dello sport. A Roma la neve orami è già quasi un lontano ricordo e il sole è ritornato a splendere come nei suoi giorni migliori. In maniera spietata si riflette anche su questa struttura che ha tutta l’aria di una cattedrale nel deserto. Progettata dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, in occasione dei Campionati mondiali di nuoto del 2009,  a causa dei continui ritardi nell’esecuzione dei lavori, non è stata terminata entro i termini previsti e non è stato possibile utilizzarla per lo scopo per cui era stata progettata.

Quanto hanno pesato anche queste esperienze negative sulla decisione del governo? Come al solito intorno alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020, il mondo politico e non solo si era diviso.  Per alcuni si trattava di un’opportunità per la capitale e naturalmente per l’Italia, per altri  di un investimento rischioso a fronte dei sacrifici chiesti al Paese. E c’era chi ha fatto notare che Londra, che ha investito oltre 30 miliardi di euro per le attuali Olimpiadi, si è amaramente pentita. Così come i giochi di Atene 2004 sono stati all’origine della crisi della Grecia d’oggi.

Ora la polemica è stata messa a tacere definitivamente dalla decisione presa dal governo. Ha prevalso la considerazione che l’Italia non può permettersi un’avventura del genere. Evidentemente anche per il nuovo  governo, sebbene impegnato nel rilanciare lo sviluppo,  è troppo alto il rischio di avviare nuove opere che, a fronte del nome altisonate dell’archistar del momento,  possano trasformarsi in poco tempo in impianti fatiscenti  o nella migliore delle ipotesi sottoutilizzati.