Qualche passo lungo il margine del nuovo anno, la consuetudine abbandonata, il degrado e le facce toste sui muri

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di ANTONIO CARBONE

Bicchieri di plastica, qualche bottiglia di spumante, diverse confezioni divelte di bengala a pioggia. Di piatti rotti nessuna traccia. Neppure uno che, caduto per sbaglio, si sia solo sbrecciato. Alle nove e mezzo del mattino in giro non c’è ancora nessuno. I pochi che si vedono sono distanti, con un cane al guinzaglio. I primi auguri li scambio sulla Tuscolana, all’altezza di Numidio Quadrato, con un bengalese seduto accanto a una pompa di benzina. A chi verrebbe, d’altronde, di farsi una passeggiata a quest’ora? Con questo tempo, per giunta. Non si capisce se reggerà. Per ogni evenienza preferisco non allontanarmi dalla traiettoria metropolitana. Se comincerà a piovere, mi basterà fare pochi metri e scendere.

“Hanno sparato poco stanotte.” “Per me, come tutti gli altri anni.” Era in questi termini che, un tempo, durante la prima passeggiata del nuovo anno, si commentava ciò che restava per le strade dei botti. Le volte in cui non pioveva, c’era più gusto. Come artificieri perlustravamo il quartiere alla ricerca di quelli non esplosi. Con un po’ di inscoscienza li facevamo brillare accendendo ciò che restava della miccia e poi scappavamo il più veloce possibile. A pranzo poi seguivamo con apprensione i soliti servizi del telegiornale sulla notte appena trascorsa. C’era sempre qualcuno che c’aveva rimesso come minimo una mano.

Un frigorifero, un computer da tavolo con relativa stampante. Sono gli unici rifiuti, cosiddetti ingombranti, di cui qualcuno si è disfatto approfittando della fine dell’anno. Sono le undici quando, davanti al sagrato della chiesa di Don Bosco, finisco per rinunciarci. Provo quasi un po’ di delusione, per quanto la consuetudine di buttare qualcosa di vecchio dalla finestra, un tempo molto diffusa, non si può dire che fosse un gran spettacolo da vedere. Più o meno come queste facce toste che già da qualche giorno hanno cominciato a occupare tutti i muri, senza alcun riguardo. C’è da scommettere che saranno gli stessi che, una volta eletti, verranno a farci discorsi sul degrado della città e sul bisogno di dare una buona lezione a chi imbratta, devasta e saccheggia.