Matteo Renzi al governo e i gruppi di potere

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di FEDERICO PACE

Anche oggi a Roma è una giornata di sole. Sulla piazza antistante il Quirinale i turisti si muovono lenti beandosi del calore insperato. Tranquilli si fermano vicino all’entrata e si fanno fotografare. Avranno un ricordo da riportare a casa. Arrivano dal Veneto, dalla Lombardia, dalla Campania. Parlano i loro dialetti. Chissà se qualcuno li osserva dalle finestre del palazzo dove si sono appena svolte le consultazioni di Giorgio Napolitano.

Il tempo scorre. Probabilmente lunedì mattina, Matteo Renzi, segretario del partito democratico, riceverà l’incarico dal presidente della Repubblica. La maggioranza che lo sosterrà dovrebbe essere la stessa che ha tenuto in piedi il governo di Enrico Letta, l’uomo che per molti non è riuscito a dare le risposte ai problemi di questo difficile momento di transizione. Il primo ministro che verrà ricordato per aver tolto l’Imu su suggerimento di Silvio Berlusconi.

Molti hanno descritto il passaggio da Enrico Letta a Matteo Renzi, come il frutto di una lotta personale tra l’energetico e ambizioso sindaco di Firenze e il più inamidato e flemmatico nipote di Gianni Letta. La battaglia tra due politici assai diversi, o al massimo, come il frutto dell’ennesima, paradossale lacerazione interna al partito democratico. Ma è davvero solo questo?

Sui giornali intanto si inseguono le voci su quali saranno i prossimi ministri. Si parla di Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia, come ministro dello Sviluppo Economico o delle Infrastrutture, dell’amministrato delegato di Luxottica, Andrea Guerra, come ministro dell’Economia. Al ministero della Giustizia, dicastero chiave per ogni governo e per questo in particolare dove Berlusconi, seppure dall’opposizione, dovrebbe recitare ancora un ruolo importante, potrebbe andare Livia Pomodoro o Mario Barbuto, il presidente del tribunale di Torino o anche Andrea Proto Pisani. Baricco pare avere declinato la proposta di divenire ministro della Cultura, mentre Lorenzo Jovanotti non è stato neppure sentito. Chissà se Fabio Fazio, dopo Sanremo, non trovi anche lui un posto.

Ma al di là di chi saranno i ministri, al di là di quali saranno le maschere che verranno indossate, ci si chiede se davvero quello a cui abbiamo assistito sia stata semplicemente una battaglia fratricida tra due uomini o invece sia in corso qualcosa di diverso, qualcosa di cui sfugge la vera natura.

Molti sono i quesiti che proprio questo passaggio da Letta a Renzi sembrano sollevare. E’ possibile che un un 39enne arrivi alla guida del più importante partito progressista italiano senza l’appoggio di importanti gruppi di potere? Perché Matteo Renzi che ha sempre dichiarato di volere passare per elezioni popolari ha invece tradito le sue stesse dichiarazioni? Perché questa accelerazione improvvisa? E’ davvero sua volontà divenire ora primo ministro? Perché non aspettare le elezioni, da indire subito dopo il passaggio della nuova legge elettorale alle Camere? Forse chi lo ho portato fin qui, chi lo ha fatto diventare il leader brillante del centro-sinistra, il Blair d’Italia, gli sta ora imponendo una scelta a cui lui non può tirarsi indietro? E, soprattutto, i gruppi di potere dietro Matteo Renzi cosa esigeranno da lui una volta diventato primo ministro?

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Federico Pace è autore del libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza per Einaudi e della raccolta di racconti di viaggio “La libertà viaggia in treno” per Laterza. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_