Jared Diamond, i colori e la leggerezza del genio

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di MATTEO SARLO

Accade spesso che una primavera non mantenga fede ai propri giuramenti. Che tutto quel crescere di colori, quel rigonfiarsi che ha la natura, quella ghiaia di stelle che il cielo ti dispensa quasi improvvisamente nelle notti successive alla tristezza desertica dei cieli invernali, sia più il testo delle nostre più intime aspettative che la reale scrittura della natura.

Il pomeriggio di domenica 16 marzo Jared Diamond è venuto a Roma, il biologo che legge la storia, il determinista ambientale che ti spiega il collasso delle civiltà. Eppure, pensavo, quella domenica 16 marzo sarebbe stato lo stesso. Anche quella domenica di Roma sarebbe venuta meno a stessa, con i suoi colori africani, il marrone chiaro, il giallo, e l’azzurro delle aspettative, così in anticipo persino rispetto alla data di nascita della Primavera, il 20 marzo atteso dopo la cupezza dell’inverno.

Poi Jared Diamond è uscito fuori da uno dei corridoi dell’auditorium disegnato da Renzo Piano. E indossava, proprio lui, una multiformità di colori, un uomo che pare onnisciente, divoratore di qualsiasi forma di sapere, uno che ti dice che gli europei hanno conquistato spietatamente gli americani perché mangiavano legumi, ad alto contenuto proteico, invece che mais. La giacca di un rosso mattone un poco corta sui polsi – segno più che di una ipotetica sciatteria, di una pacatezza che il grandissimo autore concede a se stesso- completamente sbottonata e che si apre sul torace come fosse un sipario. La camicia arancio con irregolari sporcature gialle. Piergiorgio Odifreddi, matematico italiano che lo avrebbe intervisto di lì a poco, e che era seduto vicino a lui, ciascuno poggiato sulla propria poltroncina semisferica di pelle rossa, era racchiuso in diverse tonalità di grigio.

Si è parlato dell’importanza del sapere le lingue, dell’influenza che ha il bilinguismo o il multilinguismo persino sul nostro corpo. Diamond, che ne sa tredici, ha cominciato subito con la sua voce che ti figuri davvero, questa più di altre, aderente a come ti spiegano che si propaghi il suono, per onde, tanto è morbida e tonda, tanto è cavernicola e profonda: “Il vantaggio del multilinguismo è la scoperta più sorprendente che ho fatto nel corso della mia scrittura. Una psicologa canadese, assieme ad un medico specialista, ha intervistato un campione di persone sopra i settant’anni, a Toronto. Per loro la paura più grande è quella della malattia Alzheimer. Non si po’ impedire né guarire. L’unica cosa che ha valore per l’Alzheimer è proprio il multilinguismo; ad uno che parla solo una lingua, i sintomi della malattia arrivano cinque anni prima. Mentre chi è bilingue o multilingue si protegge, in media, per almeno 5 anni”.

Poi, si è preso un po’ in giro: “ero specialista numero uno del mondo su argomento di Cistifellea. Certo, ce ne erano cinque ma io ero il numero uno.” Mentre lo diceva ha alzato un poco la testa e l’ha tirata indietro, spingendo il corpo in avanti e esplodendo in una risata. Quest’uomo deve possedere una grandissima autoironia. L’aria dentro la sala, ancora intrisa della solidità dei posti chiusi, divenne improvvisamente dolce, odorosa di terra, come riportata ad una sua essenza primigenia, l’aria prima dell’aria. Come se già solo quelle parole iniziali messe in moto dallo scienziato, quel concedersi ridicolo al pubblico e quello scherzare con se stesso e con 40 anni di studio, contribuissero ad una sapienza più carsica che si tocca per induzione, o tramite l’aria, come uno dei virus di cui proprio Diamond sarebbe esperto, o per via olfattiva persino. Un sapere che ha più a che fare con un contagio al solo guardarlo, e che non ti stanca.

Quando è stato incalzato sul determinismo ambientale, e sulla pericolosità di ridurre l’uomo, le grandi società, a meri fattori geografici, Diamond ha sorriso un poco. Ha tenuto quasi tutto il tempo le braccia ben distese a coprire le curve dei braccioli. Ha fatto riferimento all’usanza che una tribù in Papua Nuova Guinea ancora pratica, quella per cui quando un uomo muore la moglie è tenuta a chiamare i fratelli per essere strangolata. Questa, ha spiegato, è un’usanza priva di spiegazione ambientale. È ovvio. D’altro canto ci sono cose che dipendono direttamente dall’ambiente. Ha fatto una piccola pausa, poi ha proseguito: “Se uno vuole stare nudo al polo artico non riuscirà a sopravvivere, e questo è solo un fattore ambientale”. Di per sé non è una novità. Ma è il come lo ha detto a renderlo qualcosa di diverso. Come se persino le banalità racchiudano una loro densità. Forse perché nessuno si stupirebbe se Diamond raccontasse, con meticolosa precisione, non solo che un uomo nudo muore al polo artico ma in quanto tempo e a quale temperatura cessa di respirare, compresa di gradi approssimati al quinto numero dopo la virgola.

Per tutta l’intervista Diamond è stato così, oscillante tra gradi di saggezza e battute di spirito. Eccetto quando è stato chiamato a spiegare il ruolo del caso nella storia, allora si è aggiunto un terzo elemento oltre alla sapienza e alla self-irony, quello di una strana forma di commozione: “La ragione per cui esiste mia moglie è che il 20 luglio 1944 il capitano von Stauffenberg ha cercato di uccidere Hitler senza riuscirci. Se fosse stato ucciso la guerra sarebbe finita nell’anno ’44. Il padre di mia moglie non avrebbe mai incontrato la madre di mia moglie. Io non avrei mai incontrato mia moglie”. Ha pronunciato quelle parole lasciandosi scappare una dose di nostalgia preventiva, come quel poco d’acqua che cade accanto al bicchiere nel riempirlo. Solo ripetendo quelle due minute parole, “mia moglie”, il grande scienziato con la barba da cacciatore di farfalle è sembrato volercisi aggrappare.

Quando si è parlato di cosa si può imparare dalle altre società o dalle società di ieri, il tempo era molto poco. E soprattutto lo era per scoprire Jared Diamond. Ma lui lo ha utilizzato ancora una volta con le sue storie originali: “Si può dire che le società tradizionali costituiscono migliaia di esperimenti con i problemi universali umani diffusi, come la vecchiaia, come crescere i bambini, rimanere sani. L’espressione di “paranoia controllata” l’ho imparata dai neoguineani. I neoguineani sono molti cauti con i rischi di morte che si affrontano ogni giorno. Anche se il rischio di un’azione è bassissimo quando lo si ripete mille volte il rischio si alza: tutti noi conosciamo delle persone anziane, e sappiamo che un rischio serio della vecchiaia è cadere per scale o nella doccia. Per quanto riguarda la doccia, io sono molto attento nella doccia. Ho amici americani che mi dicono “Jared, caro Jared, sei paranoico” ma io dico “fate voi i conti”. Adesso ho 76 anni e l’aspettativa di un americano di 76 anni è di 91 anni. Quindi mi rimangono 15 anni di vita. Se faccio una doccia ogni giorno, ho la prospettiva di 5475 docce e se la probabilità di cadere è di 1 su 1000 muoio 5 volte”.

Forse esiste davvero un legame stretto tra il genio e la leggerezza, basti pensare a Albert Einstein. O forse è un privilegio di coloro che sono a contatto diretto con la natura, con il mondo. Forse, relativizzando il fuori, imparano più di altri a relativizzare se stessi. Ora che sono passati alcuni giorni, ora che Jared Diamond sarà in chissà quale parte di mondo, qui a Roma rimane ancora la scia dei suoi colori. Ora che è iniziata la stagione più invitante, il cielo è avvolto nel suo turbante più azzurro, e la primavera sembra mantenere fede ai propri giuramenti.

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MATTEO SARLO Ha scritto per diverse riviste filosofiche e di critica cinematografica. Ha pubblicato Passagi sul vuoto, un saggio sul concetto di «vuoto» in filosofia. Sta  traducendo dal tedesco il saggio di Emil Staiger Die Zeit als Einbildungskraft des Dichters