Le Terme di Caracalla, una crepa e le notti insonni

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di FEDERICO PACE

Si è allargata una crepa nell’arco del Frigidarium delle Terme di Caracalla. Colpa del terremoto. Gli occhi però qui, in questo luogo dove i romani venivano a cercare ristoro, prima di trovare la crepa nella schiena dell’arco, rimangono impressionati dal rosa-mattone che evapora ancora dalle rovine e si lega all’azzurro pastello del cielo. Per contrasto si pensa al bianco-gesso delle macerie degli edifici crollati in Abruzzo e intravisti nelle immagini televisive. C’è una strana eco tra queste rovine. Il rumore dei passi sul terriccio, i versi inquieti dei volatili che volteggiano in alto e le voci dei turisti. Quali saranno le voci in Abruzzo che si ascoltano tra le macerie di quegli edifici venuti giù con oltraggiosa facilità?

Le vibrazioni della terra arrivano anche qui a Roma, ad oltre cento chilometri dall’epicentro del terremoto. In questi giorni sono molto più lievi. Ma di notte, quando si poggia la testa sul cuscino, si prova inquietudine e incertezza. La crepa che si vede, su in alto, nella gobba dell’arco del Frigidarium, a metà del giro alle Terme, è solo uno dei segni evidenti della forza dell’animale che si scrolla e ci getta in aria al pari di minuscoli parassiti che convivono, senza conoscerne comportamenti e aneliti, con la bestia più grande. Eppure, proprio qui, tra edifici costruiti quasi duemila anni fa, è facile pensare che l’uomo, se ispirato da civiltà, sa erigere costruzioni che possono attraversare il tempo e resistere all’irrompere della natura.

Le Terme vennero aperte nel 216 e smisero di funzionare quando, nel 537, Vitige, il re dei Goti, tagliò gli acquedotti per prendere la città per sete. Chi oggi costruisce senza alcun criterio, che non sia quello di fare soldi e subito, sta compiendo lo stesso atto barbarico di chi depreda una civiltà. I politici che stringono patti scellerati con gli imprenditori immobiliari stanno prendendo d’assedio le piccole e isolate cittadelle della civiltà. Anche i cittadini che sentono solo tremare la terra e di notte provano paura, ma che di giorno non fanno nulla, con il voto o con altre azioni, per rimuovere le vere cause della caduta di una civiltà, condivideranno la responsabilità delle macerie di tutti gli altri edifici che cadranno ancora.

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Federico Pace è autore del libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza per Einaudi e della raccolta di racconti di viaggio “La libertà viaggia in treno” per Laterza. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_