Le Ferrovie Laziali Roma-Pantano e la torre di Babele

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di EMANUELE COEN

Alle sei e quaranta il sole è già alto sopra i tetti di Torre Gaia. Il termometro segna 27 gradi e promette di salire. Alla fermata del 105, l’autobus che sostituisce il treno Roma-Pantano durante i lavori per la metro C, tante facce assonnate e poca voglia di parlare. Movimenti automatici, decisi e calibrati, energie calcolate al millesimo. Sigarette accese e subito spente, il profumo del caffé, l’edicola che sforna i giornali, la rosticceria pizza e cornetti. Sguardi che non si incrociano, atmosfera quasi asettica, fuori dal tempo e dallo spazio.

Da Grotte Celoni arriva l’autobus, il lungo serpentone si trasforma  in una torre di Babele mobile, con donne e uomini, vecchi italiani e immigrati cinesi, maghrebini, romeni, ucraini, filippini, senegalesi. Il melting pot casilino prende forma inconsapevolmente, nasce ogni mattina all’alba e si spegne dopo il tramonto sul filo di quella sottile linea gialla che solca la periferia sud: Torraccio di Torrenova, Torre Angela, Torrenova, Sant’Antonio, Giardinetti, Tobagi, Torre Maura, Torre Spaccata (le torri non mancano da queste parti), Alessandrino, Grano Togliatti, Centocelle, Balzani, San Marcellino, Berardi, Tor Pignattara, Filarete, Sant’Elena, Villini, Alessi, Ponte Casilino, Porta Maggiore. Colf, badanti, operai: i nuovi volti del nostro Paese, che non si spingono mai oltre la soglia delle periferie. Hanno sostituito  i vecchi operai abruzzesi, marchigiani, che negli anni Quaranta e Cinquanta avevano trasferito qui le loro vite e le loro famiglie. Individui “periferici”, quelli di ieri e di oggi, che affrontano giornate sempre uguali, ripetitive, ai margini.

A Giardinetti si scende e comincia il viaggio in treno, quattro vagoni  sferraglianti, nervosi e veloci, bianchi e gialli, che hanno scritto in fronte l’inno alla par condicio calcistica: “Roma-Laziali” e che portano la comitiva di lavoratori nella pancia della città, alla stazione Termini. I treni passano spesso in entrambe le direzioni. Per ben due volte salgono i controllori, verificano con cura i timbri sui biglietti, poi scendono da quella sottile linea gialla che nell’Italia delle ronde caserecce separa il bene dal male, come in un’opera di Wagner. Gialla come la striscia di vernice che divide le corsie della consolare, gialla come le interminabili barriere dei cantieri della metropolitana C aperti lungo la Casilina. Un giorno un’altra sottile linea gialla, più lunga, attraverserà la città. Come a Londra, Parigi, Rio de Janeiro, Varsavia. Tutto normale, quasi asettico.  O quasi. Altro che ronde.