L’anticiclone Caronte e i due fratellini

L1202239

di FEDERICO PACE

Ora è arrivato Caronte, l’anticiclone africano. Dopo Scipione, ci mancava pure questa. Zone di alta pressione su tutta l’Italia, ripetono i meteorologi dagli schermi della televisione. E ciascuno, pur non comprendendo a fondo il senso scientifico di quelle parole, ne sente già il peso su di sé. Le temperature raggiungeranno e supereranno i 40 gradi. Ben oltre la temperatura corporea di ciascuno di noi. Ben oltre quello che un organismo può sopportare a lungo.

Nei bollettini che si ascoltano, come fossero quelli di una disfatta che riguarda tutti quanti, vengono annunciate le città in cui domani si correranno rischi elevati. Si scorre l’elenco sperando di non trovarci anche il luogo in cui si vive e si trascorre il tempo della propria vita. Ferrara, Bologna, Pescara, Firenze, Roma, Bolzano, Frosinone, Brescia, Verona, Viterbo, Perugia, Firenze, Napoli, Milano e Latina. Niente da fare, anche questa volta ci siamo in mezzo.

Sul sito dell’Aeronautica Militare (vedi il sito), proprio alle dodici, è apparso l’avviso in cui si specifica che: “persistono condizioni di onda di calore sulla pianura padana centro orientale e sutte le regioni centro-meridionali italiane, con valori di temperatura massime comprese tra 35° e 40°”. E’ venuto a molti di pensare alle genti dell’Emilia che, dopo aver dovuto sopportare il terremoto, adesso vengono chiamate pure a affrontare l’afa e le ondate di calore.

Ad ogni modo, è già da giorni che si fa un gran fatica (vedi la temperatura effettiva). A Roma, oggi, alle due del pomeriggio, all’ora in cui anche le ombre si sono andate a nascondere, l’aria è davvero molto pesante. Quei pochi che si ritrovano per strada, si muovono lenti, come astronauti capitati su un pianeta dalle condizioni impossibili per l’organismo. Un cane, dal pelo nerissimo, tanto da sembrare un’allucinazione, spinge il suo muso frenetico contro il rubinetto ricurvo di ferro di una fontanella. Un sollievo per lui. Fortuna che a vedere non c’è quasi nessuno. Chi mai troverebbe altrimenti il coraggio per avvicinarci le proprie umane labbra?

Molti si sono rifugiati in casa cercando nell’apnea dell’aria condizionata il sollievo che altrove veniva negato. Alcuni si sono spinti verso il mare. Altri, dietro le lenti brunite degli occhiali da sole, hanno provato a far finta di nulla e sono saliti in macchina per andare a fare le spese del sabato.

Sotto l’ombra di un filare di platani stanno due uomini che hanno superato da un po’ la sessantina. Devono essere fuggiti dalle proprie case vuote, come quelli che soffrono la solitudine al pari della peste. Uno tiene per il manubrio la bici che gli sta ferma al fianco. L’altro ha una cagnetta in braccio. Discutono del caldo. Quello con la bici, più alto e con un cappellino rosso in testa, dice: “Io, tutto questo caldo, non lo sento. Anzi…”. L’altro, stempiato e in cannottiera, annuisce e sorride: “I giornali esagerano sempre”, aggiunge.

Parlottano di continuo. Uno dice una cosa, e subito dopo l’altro risponde. Ci si passa vicino. Poi, poco oltre. Non si distinguono neppure più le parole, ma parlano ancora. Quello con il cagnolino dice ancora qualcosa, si sente appena: “per me, un nome così porta pure scalogna, ne potevano scegliere un altro…”. Forse si sta lamentando del fatto che i meteorologi abbiano scelto per questo anticiclone, il nome di chi porta le anime all’aldilà.

I due continuano a fare di sì con la testa l’uno all’altro. Visti da lontano, dall’altra parte della strada, e anche da ancora più lontano, sembrano due fratellini che, poco prima di addormentarsi, si ostinano a continuare a parlare per evitare di rimanere, nel buio, a pensare al proprio solitario destino.

——————————–

Federico Pace è autore del libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza per Einaudi e della raccolta di racconti di viaggio “La libertà viaggia in treno” per Laterza. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_