L’afa a Roma, gli esodati, Alexis Tsipras e le elezioni in Grecia

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di ANTONIO CARBONE

C’è afa oggi a Roma. E’ tornato il caldo africano che farà salire nei prossimi giorni le temperature sopra i quaranta gradi. La delusione per la partita di ieri dell’Italia contro la Croazia non aiuta di sicuro a sopportarlo. Al caldo si aggiungono le nuove preoccupazioni per l’andamento dei mercati. Abbiamo passato, nell’autunno scorso, gli ultimi giorni di Berlusconi, a dire: Fate presto! Accontentandoci, alla fine, di un governo di tecnici pur di liberarcene. Ora invece invochiamo i tecnici di dirci la verità: Come stanno veramente le cose?

“E’ venuto il momento di preoccuparci dei propri risparmi?” mi chiede un amico, che mi ha dato un passaggio in auto fino a Termini, che da poco ha venduto una casa e teme per i suoi soldi depositati in banca. Ci arriviamo in cinque minuti, troppo in fretta, per provare a rassicurarlo. Ma anche se il tragitto fosse stato più lungo, non sarebbe servito molto. Su quale elemento avrei potuto far leva per offrirgli un punto di vista più rincuorante?

Il problema è che quei soldi gli servono per vivere, dal momento che rientra nel numeroso gruppo di esodati. Pronunci questa parola e piuttosto che alla fuga degli Ebrei dall’Egitto, pensi all’inondazione di un fiume che si è lasciato dietro terre fertili. Il linguaggio a volte può essere veramente crudele! Pensi al Nilo. Rimani con la mente in Egitto dove  la Corte costituzionale ha decretato lo scioglimento del Parlamento, invalidando di fatto le elezioni a due giorni dal ballottaggio per le presidenziali.

Anche i greci sono attesi da un fine settimana caldo.  Fra due giorni anche loro torneranno a votare e lunedì forse già sapremmo a chi avranno affidato l’ingrato compito di tentare il salvataggio del proprio paese o se dalle urne uscirà un responso ancora più disastroso che si potrà tentare di interpretare solo ricorrendo al mito.

Vista da lontano la Grecia, da sempre ostaggio della storia, si offre infatti come una cavea naturale e il suo popolo come una compagnia d’instancabili attori che da almeno cinque anni sta interpretando la stessa tragedia. A cui il resto di noi occidentali assiste seduto, chi più chi meno comodamente.

Mi sono chiesto spesso in questi ultimi giorni, che cosa farei se fossi un cittadino greco che non ha ancora persa la fiducia nella politica e seppur con tanta disillusione si appresta a tornare a votare. Ammesso che fossi ancora in Grecia e non avessi tentato già fortuna all’estero, in Nuova Zelanda, in Australia. Chissà?

Mi sono chiesto, cioè, con quale umore si appresta a vivere questo fine settimana una qualsiasi persona che vive ad Atene e che ha sempre creduto negli ideali del socialismo – welfare, giustizia sociale, una maggiore ridistribuzione della ricchezza e di opportunità per tutti – e che ha passato gli ultimi vent’anni a liberarsi dal populismo che in parte ha contaminato anche la sinistra. Probabilmente, dopo gli esiti disastrosi dei governi di destra, di sinistra e di coalizione degli ultimi mesi, non è detto che non sia tentato di provare la carta Tsipras.

Non appena ci si sforza di uscire dalla visione ideologica imposta dai mercati, da questo scenario deformato dalle tensioni sociali, sono proprio le proposte del leader di Syriza, il partito della sinistra radicale, ad apparire le più ragionevoli. Più passa il tempo in fatti e più la sua idea di rinegoziare i termini del piano di salvataggio per tenere la Grecia nell’euro, appare realistica.

Me ne sono convinto anche vedendo Debtocracy, il documentario realizzato da Katerina Kitidi  e Aris Hatzistefanou un anno fa ma che è ancora molto attuale. Tutt’altro che impressionistico, attraverso il parere di diversi esperti, analizza bene le cause della crisi del debito greco, il ruolo della Germania e della Troika e appunto i possibili scenari che si possono aprire, se si considera questo debito in parte illegittimo. E’ questo film che, prima di uscire dall’auto, d’istinto ho consigliato anche al mio amico.