L’acquisto di un iPad a Mediaworld

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di MATTEO SARLO

Le nuvole dietro al palazzo sono del grigio dei ripensamenti. Delle titubanze. Dei “forse” che non si trasformano né in si né in no. Non sembra un venticinque giugno. Guardo fisso l’edificio prima di entrare. La grande scritta “Mediaworld” rossa a mezza altezza. La porta a vetri automatica. Scale mobili che salgono e scendono. Qui puoi comprare un iPad, ora. C’è mio padre con me.

Le scale mobili ci portano al secondo piano, quello dell’immaginario, di sotto negozi di scarpe, vestiti. Roba di stoffa e tela. Indosso una polo rossa, lo stesso colore di chi lì ci lavora. Davanti alla fila di iPad, non ci sono ragazzi della mia età. Tre uomini , forse quarant’anni, e una signora anziana, bassa, con le caviglie piantate a terra. È quest’ultima che mi chiede: “ lo voglio regalare a mio nipote, ma fa quello che fa un computer?”. Mi deve aver scambiato per uno di quei ragazzi, ma che importa. Le dico che no, non totalmente. Ma è più immediato, veloce, più compatto. Hai tutto lì dentro e puoi toccarlo. Puoi leggere il giornale la mattina appena ti svegli, a letto. Mio padre, scherzando, le dice che è un ritorno alle tavolette di cera. L’aveva detto pure a casa.

Usciamo dall’edificio e mio padre tiene sotto il braccio la scatola con dentro la tavoletta. Me la consegna e io metto tutto, scatola e tavoletta, dentro lo zainetto nero, che sempre nasconde, come il buio. M’immagino quella signora andare a casa del nipote , e questo che vede arrivare la nonna, o la zia (aveva detto solo “nipote”) e mai si aspetterebbe proprio da quelle mani un regalo così nuovo, così dell’ultimo istante, non per mancanza di affetto, è chiaro, ma perché proprio da quelle mani che mostrano così tanto il tempo passato è difficile sospettare che venga un oggetto che sembra ancora del futuro. Chissà se tutto questo è accaduto o se poi ha desistito e la mia descrizione non l’ha convinta. In una giornata di sole e cielo azzurro, avrei detto che il nipote avrebbe ricevuto il regalo inatteso. Oggi, mi limito a dire “ forse”.