La vittoria di Emma a Sanremo e la domenica a Villa Borghese

19-febbraio-2012-013

di ANTONIO CARBONE

Dopo la farfallina di Belen, il nude look di Ivana Mrazova. Da questo festival, fermo al corpo femminile, esce un quadro patetico dell’Italia. Non c’è Celentano, Rocco Papaleo o comica, per quanto simpatica e brava come Geppi Cucciari, che possa provare a cambiarla. “Si rassegni, questo è un Paese essenzialmente per vecchi” mi conferma il mio interlocutore che ci tiene al suo anonimato. Ci siamo incontrati all’interno della villa, davanti al musicista struggente che ogni domenica suona la fisarmonica sul viale che porta alla Galleria Borghese  e non ricordo più come abbiamo cominciato a parlare.

“Ai voglia a stigmatizzare come ha fatto la ministra Fornero o  Bersani  che la considera il tipo di donna apprezzata di sicuro anche da sua figlia. Sanremo è lo specchio di una società che è passata dallo svago per militari in libera uscita a quello da circolo per anziani, seppur di un certo livello” continua con una verve, che ti lascia immaginare quanta voglia di parlare abbia. Magro, scavato, ben vestito, seppur con abiti che presumibilmente conserva in armadio da anni. Sembra un’eccezione, una mosca bianca questa mattina, e non solo per l’amaro sarcasmo.

Lui, il musicista continua, contribuendo a dare alla scena un sapore ancora più vetusto. E’ il momento della passeggiata: pochi bambini in costume di carnevale, il trenino che passa scampanellando, molti corrono nonostante l’età e il fisico malandato. E molti altri si apprestano a raggiungere lo zoo dalle auto parcheggiate fin sotto l’ingresso. E’ possibile che ancora non si riesca a imporre un divieto!  Sulle facce una certa stanchezza. Avranno fatto tardi stanotte nell’attesa della fase finale del Festival. Per la cronaca, ha vinto Emma.  E si saranno commossi anche loro con Morandi. In questa moltitudine, spiccano le donne straniere su cui cogli sempre un certo mistero. Ti sembrano tutte scrittrici, con quei visi rugosi, a vista come muretti a secco. Fiere in ogni caso del proprio vissuto. E della propria scelta di vita, così poco omologante, di cui evidentemente non si sono ancora pentite.