La statua del Papa davanti alla Stazione Termini

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di ANTONIO CARBONE

Da qualche giorno la statua del Papa in piazza dei Cinquecento, è stata circondata da un’impalcatura. Non si sa bene se per apportare le modifiche così come previste dalla Commissione nominata nei mesi scorsi, inseguito alle note polemiche nate subito dopo l’inaugurazione o semplicemente per dei lavori di ripulitura, dal momento che si presenta già abbondantemente incrostata.

In ogni caso, a prescindere dai lavori che seguiranno, è proprio vero il detto: a caval donato non si guarda in bocca. Se da una parte, infatti, i regali sono sempre difficili da rifiutare, dall’altra legano chi li fa e chi li riceve a una sorta di reciprocità. Anche per la statua del papa – donata alla città di Roma dalla Fondazione Silvana Paolini Angelucci – è prevalsa la stessa logica e scartata l’ipotesi di toglierla, visto i pareri fortemente negativi che aveva sollevato, ci si è sentiti in obbligo di prevedere alla manutenzione o addirittura ad “allungarle il collo”, per renderla più accettabile alle migliaia di persone che ogni giorno escono dalla stazione e alzando la testa senza neppure accorgersene esprimono un smorfia di sconcerto.

Tutto questo affannarsi intorno a questa statua ricorda la beffa di quei regali paradossali e non graditi. Come quando si riceve in regalo un’auto usata che poi costringe a lavori supplementari pur di farla funzionare. Anche lì si comincia spesso dalla testata, per poi passare agli ammortizzatori, alle gomme per arrivare alla fine a “maledire” chi intendeva con quel regalo farci un piacere. Anche se in questo caso, è giusto sottolinearlo, non è prevista alcuna spesa a carico dell’ amministrazione comunale perché i costi relativi ai lavori saranno a carico degli stessi benefattori, ci ha tenuto a specificare una nota della Fondazione Angelucci.

Ma, benefattori a parte, fa persino tenerezza tanto zelo in una città che a poco sta sprofondando nel degrado e nell’insicurezza, tutti argomenti molti cari al sindaco Alemanno sui cui aveva puntato la sua campagna elettorale per vincere le elezioni. A meno che anche questa iniziativa è da considerarsi  una sorta di performance artistica, in cui la stessa impalcatura contiene dei significati ancora oscuri per noi comuni mortali. L’arte contemporanea ci rivela, come è noto, sempre sorprese. In un’epoca in cui tutto è stato detto è fatto, spesso gli artisti sono gli unici che ancora intendono provocare, pur di giustificare le proprie bizzarrie, Cattelan docet.  E quella sacra, evidentemente, non può essere da meno, se vuole stare al passo coi tempi.