La Salaria e le pecore di Giotto

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di ANTONIO CARBONE

E’ Carlo Levi, credo, a raccontare in un suo libro di quando le pecore arrivavano fino al Pantheon. Da tempo non è più così ma non per questo è difficile imbattersi a Roma nella loro presenza. Non occorre neanche andare oltre il Raccordo, è sufficiente fare pochi chilometri sull’Appia, la Cassia, la Nomentana, la Tiburtina…

A me è capitato per il lungo periodo in cui ho lavorato nella sede della Rai sulla Salaria. Avevo imparato persino l’ora giusta in cui arrivavano. Dalla finestra le osservavo lentamente prendere forma nel prato: il bello delle pecore è non solo di essere discrete ma pure di apparire così spesso fuori luogo. Provavo imbarazzo per loro, per quell’aspetto arcaico che strideva con dietro l’insegna della Kodak.

Poi la Kodak ha chiuso lo stabilimento, io per molto tempo non ho più messo piede in quella sede di lavoro ma intanto però le pecore hanno continuato a pascolare nello stesso campo. A dimostrazione di una forza, di una persistenza mi piace dire, che non è solo del permafrost siberiano. Anzi di più, visto i pericoli che corre questo particolare suolo a causa del cambiamento climatico.

Come spesso capita c’è sempre un ritorno. E così un giorno, a distanza di più di dieci anni mi è capitato di varcare la soglia della stessa saletta di montaggio in cui ero stato la prima volta. Tutto assorto nel lavoro la mattina è passata velocemente fino a quando dopo pranzo, poco prima delle tre, ho avvertito chiaro il suono dei campanacci. D’istinto mi sono alzato e mi sono avvicinato alla finestra. Per qualche minuto sono rimasto a fissarle, prefigurandomele in bianco e nero con la luce quasi contro a scontornarne i corpi massicci. Giotto, Masaccio…

Mi è tornata in mente la poesia in cui Pasolini invita Tonino (Delli Colli) a montare il 50 sulla cinepresa e a riprendere Mamma Roma e suo figlio mentre avanzano verso la casa nuova, senza preoccuparsi molto che il cielo dietro sia tutto sfondato.

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ANTONIO CARBONE, tra gli ultimi lavori fatti, ha curato per la trasmissione di Raitre, Un giorno in Pretura, la realizzazione di diverse puntate tra cui quelle relative al processo per la morte di Stefano Cucchi, lo scandalo di Calciopoli, e per l’irruzione della polizia all’interno della Diaz nel luglio del 2001. E Per RaiStoria i documentari su Giuseppe Fava, Peppino Impastato e Mauro Rostagno.