Open House Roma e il mercato coperto di via Cola di Rienzo

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di ANTONIO CARBONE

Sabato 5 e domenica 6 maggio si terrà a Roma la prima edizione di Open House, con visite guidate in cento siti non sempre accessibili al pubblico. Si tratta di palazzi storici, accademie, teatri, musei, ville, biblioteche, residenze private. Dodici tra le più importanti città del mondo – tra cui Londra, New York e Gerusalemme – sono già riuscite a dimostrare attraverso analoghe iniziative che l’esperienza diretta è il modo migliore per imparare e capire la città e apprezzare, conseguentemente, il valore dell’architettura nella vita quotidiana.

Non sempre però c’è bisogno di una visita guidata. A volte può essere persino più utile arrivarci per caso. Procedendo senza un itinerario preciso e affidandosi per lo più alla curiosità. Così da provare la sensazione magari di essere in un tempo  e in un luogo diverso. Quando sei all’interno del mercato coperto di piazza dell’Unità, per esempio, ti può anche capitare di sentirti a Genova e, se non fosse per le scritte e le bandiere italiane, persino a Istanbul. Certo, non c’è l’afrore che li si respira soprattutto nelle ore più calde ma la luce è la stessa. Filtra come in una chiesa dagli ampi finestroni alternandosi in un ritmo con le ombre dei pilastri e delle travi sottili.

Passandoci davanti su via Cola di Rienzo rischi però di non notarlo, mimetizzato dagli alti palazzi che lo circondano e dalle insegne dei negozi. Per questo vale la pena osservarlo dalla parte di dietro. Se ci arrivi da via Caio Mario, soprattutto nel primo pomeriggio di un giorno ventilato di maggio, ti appare davanti quasi un abbaglio per quanto sia in controluce. Solo così hai modo di apprezzarne la sua esile struttura, più lunga che alta. Perfetto corpo simmetrico. Simile a quello di un fortino che resiste con fierezza, con le bandiere che svolazzano al vento. Per quanto questi luoghi sommersi appaiono sempre più vulnerabili di fronte agli attacchi dei soliti avidi che bramano solo progetti in altezza.