La nuvola di Fuksas e il successo di una città

img_4785

di FEDERICO PACE

Ora che siamo nel novembre del 2013 la Nuvola di Fuksas è un gigante che ostenta se stesso e riempie lo spazio che prima era aereo, celeste e vuoto. Un gigante meccanico fermo e immobile. Un grumo gigantesco tra i tanti sparsi per la città, forse uno tra i più mostruosi, che ogni giorno partecipano alla trasformazione della città che si modifica sotto i nostri occhi.

Il cantiere si è fermato di nuovo. Doveva terminare nel 2010 e forse, invece, se mai vedrà vita, sarà nel 2015, ovvero cinque anni più tardi. Un ritardo che, tra finanziamenti, appalti e trattave politiche, nell’Italia del costruire è divenuto norma, più che eccezione.

La prima volta che sono andato a vedere la Nuvola di Fuksas era il 25 novembre del 2007. Sei anni fa. In quella mattina di novembre, il nuovo Palazzo dei Congressi era ancora invisibile. Nel poligono delimitato dalle linee tracciate da viale Europa, via Cristoforo Colombo, viale Asia e viale Shakespeare, la Nuvola dell’architetto romano Massimiliano Fuksas, era solo un pensiero. E a me sembrava più bella così, quando non c’era.

In quella mattina d’autunno, in quell’arena da edificare, si intravedevano marciapiedi rotti, terra smossa di fresco e le tracce di un parcheggio decaduto da tempo. Ai confini e nel centro di quella distesa, c’erano però degli alberi a dare vita: alcuni tigli e dei platani. Nell’aria fresca, si sentiva il canto di qualche uccello nascosto e il rumore di poche vetture che fuggivano via lungo via Cristoforo Colombo.

I platani, quasi trenta e i tigli, più di cento, furono tirati via come fossero denti da togliere. Per dare spazio all’artificialità poligonale della Nuvola di Fuksas. Tigli e platani che, almeno così dissero all’epoca le autorità, sarebbero stati trasferiti nel Parco Campanile, alla Cecchignola, e nel Parco dei Cedri a Spinaceto.

Prima di essere estirpati e trasportati però, furono privati dei rami e delle foglie che in questa stagione sono di un intenso giallo bruciato. Quell’espoliazione di fronde naturali, dette l’idea di un abuso e di un furto.

I tigli, che vennero piantati qui negli anni ’50 del secolo scorso, vennero così portati via con tutte le radici e chissà se hanno potuto continuare a vivere altrove. All’epoca si diceva che l’edificio di Fuksas sarebbe stato pronto per il 2010. Ma così non è stato.

A ogni modo, in quello stesso spazio, ci sono tornato anche nel giugno del 2008. Lo scenario era già cambiato: una specie di cinta di mura e vetro delimitava tutto lo spazio. Sopra c’è scritto il nome della compagnia che aveva vinto l’appalto dei lavori in corso. Poi l’immagine stilizzata della Nuvola di Fuksas con il nome dell’architetto. Sullo sfondo, verso ovest, il paesaggio era segnato in maniera indelebile dalle torri del ministero delle Finanze. Un’altra questione ancora aperta.

Tutto era già diverso. Accade ogni giorno in tanti punti della città. Una trasformazione continua. Vitale, spesse volte. Incomprensibile, altrettante. Su viale Asia batteva un sole forte. Non c’era nessuno. Non si vedeva un solo passante. Nemmeno dalle parti del basso edificio bianco della Polizia. C’era un pullman fermo, da chissà quanto tempo, in mezzo alla strada.

Joseph Rykwert, storico dell’architettura, scrive che il successo di una città “non può essere misurato in termini di crescita finanziaria o in base alle fette di mercato che può essere riuscita a conquistare, ma dipende piuttosto dalla forza intrinseca del suo tessuto e dall’accessibilità di questo tessuto per le forze sociali che plasmano la vita dei suoi abitanti”.

Passando oggi davanti a questo edificio ingombrante, si ha la sensazione che Fuksas, che è un architetto e come tale ricopre un ruolo prestigioso e cruciale nella creazione dell’armonia di una città, le parole di Rykwert non le abbia mai lette o, più gravemente, le abbia volutamente dimenticare in nome di un qualche altro interesse.

———————–

Federico Pace è autore del libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza per Einaudi e della raccolta di racconti di viaggio “La libertà viaggia in treno” per Laterza. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_