La neve a Roma e la necessità più grande di sé

neveroma11feb03

di FEDERICO PACE

Al mattino, ci si è svegliati con poca neve in terra. C’era il sole e il gocciolare cristallino dall’alto dei cornicioni. L’aria fresca e il cielo azzurro. Quel che era sceso nella notte, se ne stava a sciogliersi al sole. La sensazione ristoratrice era quella di avere scampato un pericolo. La forza serena del mattino aveva portato con sé la voglia di fare e una giornata da vivere appieno. Un uomo di colore toglieva, con un cartone, i fiocchi ghiacciati dal parabrezza della sua vettura. C’era una donna con le buste della spesa e il via vai di un sabato mattina in cui tutti sembravano essere riusciti a evitare l’ennesima costrizione al letargo.

Qualcuno continua a girare in macchina. Anche senza catene. A molti è capitato di essere multati, anche ieri mattina quando non c’era neppure l’idea dei fiocchi di neve. D’altronde, hanno detto molti a giustificarsi, le catene non si trovano neppure più nei negozi. C’è chi le vendeva a prezzo d’oro. Con l’emergenza e i divieti, si sa, viene fuori l’istinto all’illegalità e alla truffa. D’altronde il mercato nero non è la norma proprio durante la guerra e i tempi di bisogno più estremo? Il divieto di circolazione, ad ogni modo, durerà fino a tutta domenica 12 febbraio (vedi la nota del Comune sul divieto di circolazione senza catene)

Poi, a ora di pranzo, a cominciato a scendere di nuovo la neve. Quasi rabbiosamente. Il vento forte ha piegato le chiome degli alberi. Tutti sono rientrati di fretta. Fuori non è rimasto quasi nessuno. Dietro le porte, nell’inverno degli appartamenti, sono cambiati anche gli umori. Si soffre a rimanere in casa. Si soffre a dover chiudere le proprie finestre e stare a guardare il mondo dal limite di una stanza. In ciascuno ha ripreso forma una certa irrequietezza. Il dovere fare i conti con gli angoli chiusi di una casa, il labirinto stretto del tempo trascorso tra le pareti di un corridoio, l’orizzonte soffocante di una camera da letto.

La neve è scesa sempre più forte. A Ciampino hanno chiuso l’aeroporto e a Fiumicino sono stati soppressi sessanta voli e da qui in poi ne partiranno sempre meno. Sembra che manchino i macchinari per togliere il ghiaccio dalle ali degli aerei. In casa ci si è continuati a muovere senza riuscire a fare altro. Ci si è seduti, si è aperto un giornale e poi ci si alzati di nuovo. Con sempre più difficoltà, ciascuno si è trovato a riscoprire, nel minuscolo spazio domestico della propria abitazione, di essere semplicemente un uomo. Un fragile animale tenuto a rispettare un ritmo e una necessità infinitamente superiore alla propria.

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Federico Pace è autore del libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza per Einaudi e della raccolta di racconti di viaggio “La libertà viaggia in treno” per Laterza. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_