La gelateria Grom a Roma e quel che si deve dire di un gelato

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di MATTEO SARLO

Una goccia si stacca da lassù, non so a quante migliaia di metri sopra la mia testa e comincia la sua caduta verticale. La sento ora quell’avvisaglia liquida. È solo la prima; tra poco comincerà a piovere e io sono a pochi passi dal prendermi un gelato. Sono venuto qui per una telefonata di un’amica ieri. Diceva che dovevo andare a provare il gelato da Grom per via di un articolo che aveva letto non so su quale giornale. “Qui fanno il gelato come una volta, un prodotto originario, quasi arcaico, senza coloranti o additivi, senza elementi chimici che alterino il sapore e che lo mutino e trasformino. La gelateria- continua- è di due ragazzi di Torino, Guido Martinetti e Federico Grom”.

Dice Guido Martinetti che l’idea di aprire un gelataio “come una volta” gli è venuta da un articolo di Carlo Petrini, presidente di Slow Food. Nel libro Grom. Storia di un’amicizia, qualche gelato e molti fiori; spiega che si trovava “nella villa più bella di Angelo Gaja” e che nella pausa pranzo aveva letto questo articolo su come nessuno più fa il gelato come una volta. L’amico enologo Federico Grom, gli dà poco peso per via di una riunione con degli svedesi. Ma deve averci ripensato, ora possiedono un’impresa con più di 400 dipendenti. Dagli Stati Uniti alla Francia sino in Giappone.

La gelateria Grom a Roma la trovi sia a piazza Navona sia a Via Maddalena. Vado in quest’ultima tra il Pantheon e la Camera dei Deputati, tra Giolitti e la gelateria Della Palma. Le vie del potere e delle vecchie gelaterie di Roma. Davanti a un negozio di cappelli devo aprire l’ombrello. Ci sono le boutique e i negozi di taccuini femminili.

Nella gelateria il rumore del motore dei macchinari refrigeranti, pure se dietro ad una cella di vetro, rallenta la comprensione tra me e la ragazza dietro il bancone. Il cono più piccolo costa due euro e cinquanta e sono due gusti. La ragazza, che ha un grembiule con sopra scritto “conista in training” li impila come lo studente del primo anno i libri di geometria. Il cono è strettissimo. Sarà per le alte aspettative, sarà per la pioggia che altera le condizioni necessarie per un gelato, ma non mi sembra nulla di che. Buono, come molti altri. Conosco alcune gelaterie a Roma che lo fanno molto più buono. A casa faccio per chiamare la mia amica, ma non so ancora se le dirò la verità, o se un poco mentirò, e le dirò che il gelato è davvero come quello che non abbiamo mai provato insieme.

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MATTEO SARLO Ha scritto per diverse riviste filosofiche e di critica cinematografica. Ha pubblicato Passagi sul vuoto, un saggio sul concetto di «vuoto» in filosofia. Sta  traducendo dal tedesco il saggio di Emil Staiger Die Zeit als Einbildungskraft des Dichters