La gelateria Fassi di via Principe Eugenio e l’infanzia romana

Roma-24-giugno-2012-003

di ANTONIO CARBONE

In questi giorni di afa mi capita spesso di far visita al “Palazzo del freddo” in via Principe Eugenio. Quale miglior sollievo di un buon gelato! A pensarci bene però non è solo questo il motivo a farmi preferire la gelateria Fassi alle altre che pure incontro lungo il mio solito percorso. E’ lo spazio al suo interno. Lo capisci appena ci sei dentro. Si estende infatti su 700 metri quadrati di superficie di cui 200 destinati al laboratorio di produzione. C’è un’altra gelateria al mondo che può vantare uno spazio del genere?

Chissà quante offerte i proprietari avranno avuto da chi pensava di acquistare questo palazzo e installarci un’attività più redditizia. Eppure almeno per ora non hanno ceduto. Guardandosi bene pure dal ridurre la gelateria per sfruttare il ricavato per altri scopi. Evidentemente hanno capito che il loro successo si basa sì sulla qualità del gelato ma soprattutto su questo spazio che ricorda tanto una sala d’attesa di una stazione di Parigi, Vienna, Algeri, Tunisi, Marsiglia. Che poi sono le città in cui un tempo si poteva gustare il gelato prodotto qui.

A tutte le ore – tranne il lunedì che è il suo giorno di chiusura settimanale – è affollata. Insieme ai  turisti stranieri, ci trovi le famiglie con i figli, gli anziani, le comitive di ragazzi, le coppie di fidanzati. E l’impressione è che molti, non vivendo all’Esquilino, ci vengono da altri quartieri alla ricerca di un luogo della loro infanzia romana. E’ per questo che quando sei in fila alla cassa e osservi la gente seduta o in piedi, davanti al lungo bancone in attesa del proprio turno, hai la sensazione di essere in un luogo popolare, proprio come una canzone e persino un partito.

Deve essere questa intima connessione, tra le persone e lo spazio, a trasformare dei semplici clienti in cittadini. Che è qualcosa di diverso dall’idea indistinta di popolo che tanto piace ai fautori dei centri commerciali e degli outlet che sorgono in mezzo ad aree urbane rarefatte, spesso raggiungibili solo con l’auto. Progettati con la chiara intenzione di contrapporre all’idea rinascimentale e moderna della piazza la sua evidente mistificazione.