I lavoratori della Società Wasteels davanti alla sede delle FS

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di ANTONIO CARBONE

Il lieto fine è arrivato proprio stamattina (giovedì 12 luglio). E così dopo più di un mese i lavoratori della Wasteels International hanno smontato le tende davanti al palazzo delle Ferrovie Italiane, in piazza della Croce Rossa a Roma. A quanto si apprende da un serizio di Sky saranno tutti ricollocati da settembre nelle società in appalto delle Ferrovie dello Stato e dal 2013 verranno assunti in Rfi, una società del gruppo. Solo pochi giorni fa questo felice epilogo, seppur sperato, era ancora lontano.  

E’ domenica pomeriggio e fa così caldo che le strade sono assolate, deserte. Sono tutti al mare o rintanati nell proprie case. Loro invece sono ancora qui. Quando li passo a trovare sono in quattro. Di diversa età: il più giovane potrà avere 35 anni e il più anziano sotto i 60 anni. E’ facile immaginare dove ciascuno di loro a quest’ora sarebbe voluto essere, con la moglie e i figli. E invece sono impegnati a tenere in vita il presidio in modo che l’attenzione non scemi e che nel corso dell’estate il loro caso non finisca nel dimenticatoio.

Non hanno il fascino di “Occupy Wall Street” e nemmeno di tutte le altre occupazioni simboliche che tanto piacciono ai media ufficiali. Eppure sono qui già da un mese.  E’ dal 6 giugno, infatti, che hanno montato una tenda davanti all’ingresso della sede delle Ferrovie Italiane, in piazza della Croce Rossa, e si danno il cambio come se si trattasse di un normale turno di lavoro. Sono un gruppo di lavoratori della Società Wasteels International in mobilità. Società che svolgeva in appalto il servizio di accompagnamento, per conto di Trenitalia. Protestano contro la riorganizzazione del servizio dei treni notturni e i conseguenti licenziamenti del personale.

A dicembre scorso alcuni di loro, dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, erano saliti sul tetto di un edificio della stazione, a Termini. Analoghe proteste ci sono state a Milano, con l’occupazione della torre all’interno della stazione centrale, e a Venezia.  Le ferrovie Italiane sostengono che la riorganizzazione del servizio dei treni notturni è stata determinata dall’insufficienza dei corrispettivi dallo Stato a causa della difficile congiuntura economica, oltre che dalla decisa flessione della domanda in questa tipologia di servizio. Anche se, di recente, alcuni treni sono stati ripristinati. L’appalto per le tratte sopravvissute ai tagli però è stato assegnato a una ditta francese che fa capo alla multinazionale Veolia.

Dei complessivi 1700 esuberi – fanno sapere in un comunicato le Ferrovie Italiane – i 900 dipendenti di Trenitalia sono stati subito ricollocati all’interno del Gruppo FS. Dei circa 800 lavoratori delle ditte in appalto, 325 sono stati ricollocati nel nuovo appalto e 95 sono in corso di ricollocazione in base ad accordi raggiunti, su attività diverse. Il problema occupazionale riguarda quindi circa 370 persone.

Non appena cominciamo a parlare mi spiegano nei dettagli in che cosa consisteva il lavoro che con orgoglio svolgevano sulle tratte europee. Disincantati ma non rassegnati, sperano ancora  di riuscire a strappare qualcosa dall’azienda per cui lavoravano, magari una ricollocazione con una mansione di grado inferiore. Per il momento però dagli incontri avuti con i rappresentanti delle Ferrovie Italiane non si è ancora intravisto un epilogo felice. Per il momento solo promesse, dicono.

Parliamo ancora per un buon quarto d’ora, poi due di loro, i più giovani, si allontanano per andare a comprare dei gelati, qualcuno ha chiesto un croccante. Anche all’ombra il caldo è pesante. Gli chiedo se si è visto qualche politico. Non c’è bisogno neppure che parlino, l’espressione del volto è eloquente. Alla fine gli chiedo quanto tempo potranno ancora resistere lì davanti. Anche questa volta la risposta è affidata a un’espressione del volto. E’ quella di chi non si è posto il problema del tempo, della durata. Che importanza ha il tempo se si rimane senza lavoro?