La Discoteca Laziale al tempo del download digitale

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di MATTEO SARLO

Sono chino sugli scaffali, le mani nelle tasche, è sabato di fine aprile, primo pomeriggio, e comincia a fare un po’ più caldo, da pochi giorni lo avverto, l’aria è più quieta, quasi meno densa nella sua intensità molecolare, finalmente non ho un ombrello e indosso le scarpe da ginnastica. Sono tornato alla Discoteca Laziale, il negozio in via Mamiani 62 che dal 1953 è specializzato nella vendita di dischi, dietro Termini, proprio difronte alle ferrovie regionali, aspettandomi, ora che la musica o i film sono digitali e scaricabili da internet, che ogni cd venduto fosse una primadonna sbronza che uscisse di scena.

Si scende di sotto qui. All’interno quasi ci si perde. Come fossero delle grotte ampie. Non c’è la luce del sole. Potrebbe anche iniziare a grandinare all’esterno. Solo la luce dei cd riflessi. Quasi che lo stesso negozio volesse replicare, nella mente dell’architetto che ne tracciava una bozza, quella dimensione musicale di rifugio e di dimenticanza. Quello che accade fuori non importa, quando ascolto un giro d’accordi.

Avevo 14 anni quando sono entrato qui per la prima volta. Erano circa le cinque di un inverno dal cielo fangoso. Non c’erano tutti i libri di ora. E anche pochi film. Solo un piccolo mobiletto, mi sembra di ricordare, dei videogame che ora occupano un intera parete. Si trattava di musica, più che altro. Comprare un cd era un’apertura materiale che potevi toccare. Ora ne ho forse più di prima ma solo visibile sull’Ipod. Pure se per ascoltarla, ora, mi basta sfiorarne lo schermo, gli dedico meno tempo. Come fosse il lettore che, in ogni caso, la ascoltasse per me.

Nel negozio, un appassionato di jazz con la tuta di una squadra di calcio che ringrazia un commesso. Un ragazzo che confessa alla ragazza che ha accettato di accompagnarlo come i cd li preferisca con la copertina di cartoncino piuttosto che di plastica trasparente- le parole pronunciate come parlasse di sé. Un uomo che tra due cuffie sembra smussare un giudizio sulla musica che ascolta. La mano di una donna che si ferma vicina ad una parete, come per prendersi una pausa. Raccogliere le energie.

Sarà che ai piedi ho le scarpe da ginnastica che mi riportano a quando Roger Federer vinceva ogni Wimbledon, sarà che non c’è aria di pioggia, ma anche ora, che tutti potrebbero scaricarsi la propria musica da casa, c’è vita qui sotto.

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Ritratto1 copia

 

MATTEO SARLO Ha scritto per diverse riviste filosofiche e di critica cinematografica. Ha pubblicato Passagi sul vuoto, un saggio sul concetto di «vuoto» in filosofia. Sta  traducendo dal tedesco il saggio di Emil Staiger Die Zeit als Einbildungskraft des Dichters