La cometa Ison e la fuga verso il Sole

ison

di FEDERICO PACE

La cometa Ison, oggetto celeste brillantissimo e fragilissimo, si sta avviando inarrestabilmente verso il Sole. Se si guarda la foto scattata l’11 ottobre 2013 con il telescopio dell’Osservatorio della Sierra Nevada, si rimane abbagliati dal suo splendore misterioso di corpo siderale precipitoso e errabondo.

E’ stata scoperta dall’astronomo bielorusso Vitali Nevski e dal russo Artyom Novichonok. I due si trovavano all’International Scientific Optical Network vicino a Kislovodsk, era il 21 settembre dell’anno scorso, e la scoperta della cometa (guarda la notizia sul Cometary Science Archive di Harvard), come accade anche per altre cose umane, è sembrata avvenire già troppo tardi.

In questi giorni, Ison, il cui nome ufficiale è C/2012 S1, ha registrato un divampamento che ha aumentato in maniera considerevole la sua produzione di gas e di brillio, tanto da farle superare le oscurità degli spazi e le frequenze azzurrine dell’atmosfera, tanto da renderla osservabile a occhio nudo.

All’alba di lunedì 18 novembre 2013 è stata visibile dall’Italia. Poco prima delle 5 del mattino si poteva vedere a occhio nudo vicino a Spica, la stella più brillante della costellazione della Vergine (guarda la foto della cometa Ison ripresa il 18 novembre da Kosmas Gazeas dall’Osservatorio dell’università di Atene). La si può guardare, ma la si può capire? Quanto a fondo del nostro animo dovremo andare per riuscire a percepire il senso di questa cometa dall’aspetto ora brillantissimo?

Quel che più attrae di questa cometa, oltre alla sua lucentezza, è forse la sua orbita. Un’orbita che pare impossibile, asperissima e originalissima e che la spingerà a trovarsi vicinissima al Sole il 28 novembre prossimo. Una vicinanza di dimensioni che noi possiamo a mala pena percepire, Ison si avvicinerà a oltre un milione chilometri al Sole (guarda la scadenza temporale del pericoloso viaggio di Ison).

Un’orbita così inconsueta (guarda un’animazione della traiettoria della cometa Ison) che neppure gli scienziati sanno dire con certezza se sopravviverà al suo incontro con il Sole (guarda il video della Nasa sull’avvicinamento). Se riuscirà a superare i traumi di quell’avvicinamento, si riavvicinerà alla Terra il 26 dicembre. Poi, fuggirà per sempre dal Sistema Solare.

Il suo ardire a andare rasente al Sole, inesorabilmente ci rammenta in qualche forma la storia di Icaro che tanto volle osare e avvicinarsi all’astro più brillante: per sentirsi davvero un essere umano, per non rinunciare alla curiosità più urgente.

Le comete, dicono gli esperti, sono corpi solidi gelati che subiscono modificazioni drammatiche all’avvicinarsi del Sole. In sé, sono mescolate polveri e minerali. Ed è proprio la sublimazione delle sostanze volatili, quando sono vicine al Sole, a darle quella forma speciale, quella chioma e quella coda.

La scienza, l’astrofisica, più si avvicina ai comportamenti degli astri, più si pone domande e più pare avvicinarsi, per altre strade, con altri sguardi, alle stesse sponde misteriose a cui cerca di approdare la poesia.

Czeslaw Milosz, uno dei più grandi poeti del nostro tempo, in una composizione in cui sembrava parlare di una cometa, della sua elusività irreversibile, o forse di qualcosa ancor più elusivo, di tutto l’universo intero, scriveva “la stella spunterà ed è già svanita. Anni vuoti riempiti d’attesa.”

Ma forse per capire Ison, per capire la cometa che è pronta a rischiare se stessa avvicinandosi al Sole, a raggiungere un brillio intensissimo e poi chissà che cosa, forse il nulla per sempre, bisognerebbe rivolgersi a Fernando Pessoa, al poeta lusitano, all’uomo che come un dio umanissimo provava compassione per ogni cosa: “Ho pena delle stelle, che brillano da tanto tempo, da tanto tempo…. Ho pena delle stelle.”

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Federico Pace è autore del libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza per Einaudi e della raccolta di racconti di viaggio “La libertà viaggia in treno” per Laterza. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_