La cometa Ison, l’affronto al Sole e quel che ne resta

isonsolevenus2BIS

di FEDERICO PACE

Cosa è successo davvero alla cometa Ison dopo il suo affronto al Sole? Gli astronomi quasi subito avevano ritenuto che fosse stata distrutta e sopraffatta dall’impatto con l’astro più luminoso. Ison aveva compiuto un viaggio di 5,5 milioni di anni solo per arrivare fino a lì e poi dissolversi. A molti era sembrato il modo con cui l’Universo tenta di scrivere poesie. Poi, però, qualcosa è cambiato.

Alcuni astrofisici, un paio d’ore dopo che Ison era sembrata divenire polvere cosmica, hanno visto riemerge qualcosa al di là dell’inguardabile astro (ascolta le dichiarazioni alla Bbc dell’astrofisico Karl Battams). Una scia di luce, un brulicare luminescente in movimento rapido. Ison, era ancora lì, forse seguendo una nuova traiettoria, come stordita da un impatto troppo forte, persino per lei che aveva avuto l’ardire di giungere fino a lì.

D’altronde Ison è arrivata seguendo un orbita lunghissima, instabile e assai complessa. E’ arrivata dalla misteriosa e distantissima Nube di Oort. Gli astrofisici, quella nube, non l’hanno mai potuta osservare e non possono affermarne l’esitenza con certezza. Ma di cosa possiamo farlo? La nube, lontanissima e buia, prende il nome dall’astronomo olandese Jan Oort che ne ha provato a dare una spiegazione. Nella sua concezione è una nube ai confini remoti del Sistema Solare capace di ricreare continuamente nuclei di comete. Un grumo gradissimo di delicati, gelati corpi celesti. Il nido delle comete.

Da lì, è venuta mostrando un senso estetico che ha pochi pari. Le immagini di Ison, del suo (consapevole o inconsapevole) affronto al Sole, sono meravigliose anche se, per ovvio paradosso, il Sole, nelle foto non può esserci. Troppo accecante. Si vede solo la cometa procedere, con la sua corona luminosissima, al trascorrere delle ore, verso il corpo nascosto, ma fluorescente e ansimante, del Sole. Si vedono i bagliori, le sublimazioni e le irrequietezze d’una violenza inaudita. E, poi, al di là di tutto questo, si vede sbucare quella incerta scia luminosa e fragile che supera la boa del Sole.

Cosa è quel che è rimasto di Ison? L’astrofisico Karl Battams, del Sungrazing Comets Projetcs della Nasa, sembra confessare tutto il suo spaesamento e rammentare a ciascuno di noi, ancora una volta, quel poco che sappiamo dell’intero universo e di noi stessi. “Abbiamo seguito questa cometa per un anno e per tutto il tempo non ha fatto alto che sorprenderci e confonderci”. Battams in un articolo scritto qualche ora fa confessa che la cometa Ison lascia una “coda” di domande e pochissime risposte.

Ison ha ancora un nucleo o è solo un fruscio luminoso di polveri che si dissolverà nei prossimi giorni? Ci sono emissioni di gas oppure no? Se c’è ancora il nucleo, quanto è grande? Sarà visibile a occhio nudo, quando e se passerà vicino alla Terra? Ison ha cambiato traiettoria e potrà essere pericolosa per la Terra? Forse le prime risposte le avremo quando Hubble, a metà dicembre, potrà fotografare quel che resta di Ison.

Intanto questa mattina, in un piccolo parco, due anziani stavano seduti su una panchina. Se la sono scelta al Sole. In questi giorni ci vuole, scalda un po’ e ti libera dalla morsa del freddo. Restituisce quella dolcezza d’autunno che pare essere fuggita via troppo in fretta. Parlottavano e sembravano lontanissimi da Ison e da tutto il resto che accade al di là dell’atmosfera. Eppure forse senza saperlo, ne sanno qualcosa di quel che serve agli astrofisici. E’ possibile rimanere un po’ cometa dopo avere incontrato il Sole? Forse loro sanno se dopo i tremendi urti e le luci intensissime della vita, è ancora possibile portare dentro di sé qualcosa dell’energia siderale che ci rende partecipi di questo universo.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi). In pubblicazione il nuovo libro per Laterza in uscita a giugno 2016. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_