L’umanesimo di Bergoglio e quel che accade agli uomini

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di MATTEO SARLO

È iniziato così. Il papa e un’edicola. Anzi, quattro papi e un’edicola. Tra i colori e le figure di cui sono fatte tutte le edicole, tra le Winx e i libri dello Chef Carlo Cracco, numerose biografie su papa Giovanni XXIII e papa Giovani Paolo II. Cartelloni che pubblicizzano l’uscita, su di una nota rivista sportiva, di un numero interamente dedicato al “papa atleta”. C’è anche l’audio in mp3 di Papa Giovanni. Sono cominciati i preparativi per il 27 Aprile, il giorno in cui, a Roma, si darà avvio al processo di canonizzazione dei due, celebrato da papa Francesco assieme a Benedetto XVI. I fumetti, gli chef, e i papi. Come si trattasse, in fondo, di qualcosa di simile. Come fossero tutti nient’altro che personaggi che aspettano lì dentro come pipistrelli che dormono catatonici nelle ore di luce, pronti ad attaccare non appena la notte gli restituirà una reattività piena.

L’incontro col mio amico è su via Taranto, tra poco meno di cinque minuti. Per poi dirigerci verso via Appia, alla Mondadori. Oggi deve riuscire a trovare la raccolta completa dei racconti di Julio Cortazar. Mentre l’aspetto, anche qui immagini di papa Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Immagini di uomini molto diversi. Il primo, caratterizzato da una costante atmosfera di pacata rilassatezza estiva: gli occhi tondeggianti e lo sguardo meditabondo rendono anche me, che lo guardo adesso, meno frenetico, come se non stessi qui ad aspettare, quasi per contagio, come se vi fosse sempre ancora tempo. Il secondo ha gli occhi stretti e un sorriso che tende a salire verso gli zigomi. Le fattezze, a dispetto dell’età che deve aver avuto quando gli era stata scattata la foto, si mantengono delicate ed energiche, non hanno permesso che il tempo lo snaturasse, lo rendesse irriconoscibile. La sua è una faccia eccellente, quella di un uomo che saprebbe forniti ogni tipo di soluzione a qualsiasi problema.

A guardare i cartelloni non si ferma quasi nessuno. Solo una donna anziana ferma il suo carrello proprio sotto Giovanni XXIII. Le caviglie larghe piantate a terra, la gonna e il vestito di un blu scuro che contrastano con il sole del pomeriggio. Ha persino mollato il carrello, anche se per poco tempo. È rimasta ferma davanti quel poster senza fare nemmeno un cenno, un piede che si sposta da sinistra a destra o il palmo della mano dal basso verso l’alto ad accarezzare un fianco: niente. Ecco che arriva il mio amico. Di corsa. Quasi come dovessi essere io a salire al volo sul suo vagone immaginario e simbolico. Direzione via Appia. Poi si arresta di botto. “Anzi aspetta, prima devo raccontarti una storia”. Ma poi riprendere a camminare. A camminare e parlare.

Mi racconta di una donna divorziata che sette mesi fa ha scritto una lettera al Papa. Cominciamo la salita di via Pinerolo che, da via Taranto, punta a Piazza Re di Roma. In quella missiva, la donna che aveva trovato un nuovo compagno con cui condividere la vita e riprovare a ripartire, a amare, a avere dei figli, chiedeva se una come lei poteva fare la comunione. Glielo chiedeva perché temeva, facendola, di fare uno sgarbo alla Chiesa. Ora imbocchiamo via Appia. Pare che per lungo tempo il Papa non abbia risposto. La questione non è così semplice. Gli odori del McDonald’s arrivano persino dall’altro lato del marciapiede. La donna ha atteso a lungo una lettera, ma quella lettera non è mai arrivata, ma– “ecco la storia” incalza il mio amico- qualcosa è successo. Proprio pochi giorni fa, c’è stata la svolta. Qui il mio amico si interrompe. Siamo arrivati davanti alla libreria e tutta una vetrina è dedicata ai quattro papi.  Scaffali a destra e sinistra pieni di biografie, di saggi, e di libri di Giovanni Paolo II. Il mio amico è stupefatto. Proprio sembra non farsene una ragione. Che domenica ci sia la canonizzazione, per lui, non sembra giustificare un simile debordamento di merci. Senza neanche guardarmi tira dentro. Del libro di Cortazar che raccoglie tutti i suoi racconti neanche l’ombra. Decidiamo di dividerci. Io, a questo punto, vado verso San Pietro. Se Roma è invasa dai Papi, tocca andare fino in fondo.

Al semaforo su via della Conciliazione la luce è ancora calda ma capisco che lo sarà per poco, puntando alle morbide marginalità del crepuscolo. Due suore attraversano in direzione contraria alla basilica, tenendogli le spalle. Proprio davanti al colonnato, un inviato della Abc, il network televisivo americano. Le nuvole si addensano dietro la cupola, come ne fossero attratte. Come se quei mattoni e le nuvole più in alto avessero qualcosa in comune. Una mano mi si poggia sulla spalla, da dietro. Anche il mio amico deve aver la mia stessa idea. Ma, credo, partendo da motivazioni diverse. Dopo tutti quei poster, dopo tutti quei libri in vetrina, quelle edicole piene di rimandi alla canonizzazione, dopo che tutta Roma è stata invasa dai papi, credo che la sua sia stata più una ragione di insofferenza che di curiosità. E venire qua, forse, era l’unico modo per uscirne, paradossalmente. “Ma poi non ti ho detto come è andata a finire con quella giovane donna”. Nemmeno mi saluta. Come se chiunque, ogni volta, non facesse altro che aspettare di ascoltare una sua storia. Ma quando parte, non c’è modo di fermarlo. Qualche mattina fa, mi dice, la donna ha ricevuto una telefonata. Non è stata una telefonata qualunque, un chiamata da Papa Francesco in persona. Pare si sia presentato come Padre Bergoglio, che l’abbia chiamata per nome, come fossero due amici della stessa età e che condividessero da tempo un certo tipo di intimità. Si è scusato per tutto il ritardo. Poi andando alla questione posta dalla donna, le avrebbe detto che se era divorziata, se prendeva la comunione “non faceva nulla di male”. Una cosa del genere non era mai successa.

Questo papa ha qualcosa di diverso- continua: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, è chiaro, sono due uomini straordinari. Addirittura capaci di miracoli e di Bontà fuori dal comune. Ma Bergoglio no, ha qualcosa in più. Persino di un miracolo, considerato in senso stretto- ancora non capisco dove vuole andare a parare, ma aspetto.  Bergoglio sembra essere capace di una forma di eccezionalità tutta argentina. Come Julio Cortazar, pure lui argentino, per quei suoi racconti surreali, tanto da inventare cronopi e famas, ma che ci raccontano con lillipuziana precisione la realtà. O come i mondi fantasiosi di Jorge Luis Borges. Forse è una peculiarità argentina. Un humus che questi uomini condividono. Mentre parla, la sua espressione sta cambiando. La frenesia che aveva davanti alla vetrina, l’irascibilità mostrata di fronte ad un poster, arretra di fronte a qualcosa di molto simile ad un’epifania: Papa Francesco è così. Capace di essere stra-ordinario non uscendo dall’ordinarietà, ma restandoci il più possibile. L’ordinario-straordinario.

Vorrei rispondergli se ha letto sul giornale la storia, invece, del ragazzo di Brescia morto proprio ieri schiacciato da una croce eretta in onore di Giovanni Paolo II. Il ragazzo viveva in via Giovanni XXIII. Quanto è atroce la vita. Avrei voluto chiedergli se queste due storie, secondo lui, si potevano considerare complementari, come se per provare a capire qualcosa, dell’uomo, della religione, della fede, della rabbia e della dolcezza, fosse necessario raccontarle entrambe. Ma alla fine, chissà perché non gli ho detto nulla e l’ho salutato. Forse perché mi piaceva così, vederlo andare via sorridendo.

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Ritratto1 copia

 

MATTEO SARLO Ha scritto per diverse riviste filosofiche e di critica cinematografica. Ha pubblicato Passagi sul vuoto, un saggio sul concetto di «vuoto» in filosofia. Sta  traducendo dal tedesco il saggio di Emil Staiger Die Zeit als Einbildungskraft des Dichters