La Basilica di Sant’Apollinare e i mille e duecento passi

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di FEDERICO PACE

Non è ancora ufficiale ma i giornali hanno già pubblicato la notizia. Il corpo di Emanuela Orlandi non è nella Chiesa di Sant’Apollinare. Infatti, dalle analisi degli esperti non risulterebbero frammenti ossei o altre tracce riconducibili a Emanuela Orlandi in nessuna delle centinaia di cassette di ossa della cripta di Sant’Apollinare, lì dove il boss Renatino De Pedis è stato deposto tra il 1990 e il 2012. Eppure, nonostante l’ultima notizia, il mistero di quella chiesa rimane.

Ci capito per caso. Scantonando dalla calca e da Piazza Navona. Dalle grida dei bambini e dalle traiettorie cieche dei turisti. Guardo verso il portone della chiesa. Ad attrarmi è il viso di una ragazza che sta seduta su un gradino. La Basilica di Sant’Apollinare non è aperta. Oggi è domenica. Si può entrare solo dal lunedì al venerdì. Gli orari, affissi con precisione sul portone, lo dicono chiaro e fanno pensare a una banca. Anche lì, il sabato e la domenica si riposa. Ai soldi, d’altronde, ci si dovrebbe prestare attenzione solo nei giorni feriali. Ma qui si tratta di confessioni e messe. Per qualcuno si tratta sempre di affari.

La ragazza sembra delusa. E’ spagnola. Mi dice che nel suo paese le chiese sono sempre aperte. Chissà se ha ragione. Viene da un centro vicino Malaga, dall’Andalusia. Voleva visitare la basilica. Le hanno detto che qui, in questa chiesa, in una cripta sta sepolto una specie di eroe della malavita romana. E’ curiosa. Ed è pure una ricercatrice. Dice, voi italiani siete così particolari, fate cose che nessuno penserebbe possibili.

Non so cosa dire. Seppure, forse la penso come lei, non me la sento di darle ragione. Almeno, non subito. Non so neppure cosa intende per “particolari”. E poi, non so neppure se sia il caso di mettersi a discutere, con lei, delle imbarazzanti relazioni del Cardinale Poletti o far vedere di ricordare cosa rispose il vicariato di Roma (“Non si ritiene d’altronde di dover procedere all’estumulazione in quanto l’autorizzazione concessa dal Cardinale Vicario oltre che per il rispetto che si deve comunque ad ogni defunto”).

Stiamo zitti per un po’. In alto il cielo, con il suo biancore, pare volere ostinatamente celare l’azzuro. Anche la facciata di questa chiesa è chiara. Bianco e giallo limone crema. Sono i colori del Vaticano. Ora che le sto vicinissmo, il viso della ragazza mostra qualche irregolarità. Forse è meno bella. Ma, per qualche ragione insondabile, sembra ancora più attraente. Parliamo ancora un po’ delle chiese di Roma. Ciascuna ha un segreto, confessa sussurrando a proposito dei luoghi di culto e sembra parlare d’altro.

La ragazza poi si sistema i capelli e fa per alzarsi. Dice che vuole andare a vedere la Basilica di San Pietro. Mi chiede se voglio accompagnarla. “In fondo è pure vicino”, rispondo un po’ imbarazzato. Mi alzo pure io e cominciamo ad andare verso il Tevere. Se non fossi sorpreso da questo incontro inatteso, forse presterei più attenzione al fatto che, da qui a San Pietro, da questa basilica che “suscita perplessità” alla casa del Papa, ci sono solo mille e duecento passi.

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Federico Pace è autore del libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza per Einaudi e della raccolta di racconti di viaggio “La libertà viaggia in treno” per Laterza. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_