La bancarella di libri di Piazzale Flaminio

Roma,--17-aprile--2012-001

di FRANCESCA PEDROLLO

“Comprato a Spina, estate 1982, iniziato il 4 gennaio ‘84” queste righe mi hanno spinto a prendere, a novembre, sul banchetto di libri di Piazzale Flaminio l’autobiografia di Liv Ullmann Cambiare, scritta nel ‘77. L’edizione è del 1980. Vari piani temporali in un attimo si sono intersecati e varie storie, la mia catturata dall’incipit “la mia realtà quest’inverno consiste di molte cose”, quella dell’attrice e scrittrice e del rapporto tormentato con Ingmar Bergman e con la figlia Linn, quella della donna, perché di tonda scrittura di donna si tratta,  che in quell’estate 1982 aveva comprato il libro sulla riviera adriatica e lo aveva tenuto forse sul comodino per più di un anno prima di iniziarlo.

La bancarella è sullo spartitraffico della via di scorrimento da cui inizia Corso Italia, davanti alla porta d’entrata di Piazza del Popolo, difficile resistere e non fermarsi. Ci trovi appoggiati in basso quadri, i libri sul banco disposti secondo un disordine composto, raccontano storie, vissuti, tra carte stropicciate, grigiore di polvere di un tempo incerto. Quando piove il banchetto rimane avvolto in ruvide tele cerate, insaccato come un grande pacco da spedire e l’arabo rimane impassibile, mobile solo nello sguardo a cercare uno spiraglio tra le nuvole per poter esporre. Quando c’è, il sole si posa malinconico sui volumi, strani personaggi si aggirano alla ricerca di prime edizioni, di titoli non scontati in cui trovare ancora una voce originale, al di fuori di logiche di marketing letterario che in quell’Italia degli inizi degli anni Ottanta erano ancora agli albori.

Quell’immagine della copertina con il volto di Liv Ullmann che non ti guarda, quegli occhi grigi che sono altrove è già il racconto di una bambina norvegese, poi ragazza divisa tra la sua terra e il resto del mondo, donna e madre che difficilmente riusciva a conciliare il proprio essere outsider, straniera con la vita pubblica. L’autobiografia si sviluppa in maniera piana, è una sorta di confessione ma le emozioni sono trattenute, non esposte, sempre in equilibrio. Mi piace pensare che nel momento in cui l’ho acquistato è come se la clessidra del tempo si fosse fermata, complice questa strana bancarella, come un cortocircuito si riattualizzasse la vita di Liv Ullmann, della donna di Spina e la mia, tutte e tre mosse dalla ricerca di un senso, data dalle parole del libro: Cambiare.