Incontri in metropolitana

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di ANTONIO CARBONE

Sulla metropolitana un tipo, non più tanto giovane, legge un libro. Mi basta un una occhiata veloce per riconoscere la copertina: si tratta di uno dei volumi della Recherche di Marcel Proust. Sì, ma quale? Per quanto vicino non riesco a leggere il titolo. Il tempo per scoprirlo è poco anche perché  la metropolitana sembra raggiungere le fermate più velocemente stamattina. Non mi rimane, allora, che chiederglielo. Comincio lanciandogli un commento complice: E’ sempre un piacere leggere Proust! Lui annuisce, in parte sorpreso. Ma a quel punto sento di poter osare: Quale in particolare sta leggendo? Il tempo ritrovato.

Scambiamo ancora qualche parola. Conveniamo entrambi sul fatto che un conto è leggere Proust a diciotto anni e un altro quando si è abbondantemente raggiunta l’età della ragione. La prima volta lo apprezzai solo in parte. La cosa che più mi stupì fu la sintassi, ho ancora il tempo di dirgli poi a Flaminio scende.

Prima di raggiungere la stazione di Lepanto la metropolitana per un breve tratto riemerge in superficie per oltrepassare il Tevere. Per un attimo tornano alla luce anche frammenti di passato e più precisamente del giorno in cui  mi decisi a comprare l’intera opera: i 7 volumi nella pregiata edizione Einaudi, compresa di cofanetto. Con le mitiche copertine illustrate ognuna con una fotografia di Eugene Atget. Fu così che scoprii anche quest’artista solitario che per lo più impiegava il suo tempo a fotografare scorci di Parigi  deserti.

A proposito di queste fotografie, Walter Benjamin diceva che sembrano tutte scene in cui è stato da poco commesso un delitto. Sarà per questo che le vie di fuga sono sempre ben evidenti. Ma un delitto non necessariamente deve coincidere con un omicidio. Un delitto è anche non degnare di uno sguardo tutto ciò che incontriamo sulla nostra strada. In questi casi la pena consiste in una perdita grave: non si contano le occasioni, a cui spesso per negligenza rinunciamo, di sovrapporre le  diverse immagini di sé. In modo da poterle vederle combaciare perfettamente, anche se solo  per un breve momento. Così come quando si mette a fuoco con una vecchia  macchina fotografica con mirino a telemetro.

Quando la metropolitana riscende sotto terra, come un fantasma, anche il ricordo di quando tornai a casa fiero e orgoglioso di quello acquisto così impegnativo svanisce. Le due immagini tornano a essere lontane. E’ il momento giusto di rimettermi a leggere Proust, mi dico. Con più pazienza e senza l’ansia di una volta di arrivare subito alla fine. Perché non c’è nessun premio ad attendermi alla lettura dell’ultimo rigo. Magari un lieve guadagno, simile all’interesse maturato investendo su un buono fruttifero.

Comincerò, naturalmente, dalla Strada di Swann. Sarà come un tornare indietro sulla strada fatta da allora, per sentire ad ogni passo su questo accumulo di terra e di  tempo, la dispersione. Per poi decidere dove fermarmi a scavare alla ricerca di un reperto: una tazza, un bicchiere ma mi accontenterei anche di un cucchiaino. Che piacere sarà riprenderlo in mano con familiarità e avvertire lo stesso peso di una volta! Sarà come far tornare il profumo nella boccetta. Ma mi accontenterei anche solo del dentifricio nell’astuccio.