In volo sopra il cielo a nord di Roma e verso il monte Soratte

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di FABRIZIO ZELLINI

Davanti a me una pista in erba, poche centinaia di metri di soffice erba. In lontananza vedo i paletti che ne determinano la fine e mi viene in mente un vecchio detto aeronautico (“Un chilometro di strada non ti porta in nessun posto ma un chilometro di pista ti può portare ovunque”). Dolcemente spingo in avanti la manetta, poche decine di metri e il vecchio Rotax mi porta in volo. Pian piano l’azzurro del cielo prende il posto del verde dell’erba. Sorvolo senza accorgermi la fine della pista, ecco che compaiono strade, campi, fattorie, colline che prima erano invisibili.

Man mano che salgo le opere dell’Uomo lasciano il posto alle opere della Natura. Il lago di Bracciano, la valle del Treja, il monte Soratte, i Cimini. Dall’alto i punti di riferimento ai quali siamo abituati spariscono, è facile perdersi. E’ facile che il passeggero ti chieda dove sia la pista quando ce l’ha praticamente davanti agli occhi. Mi dirigo a est, verso il monte Soratte, alla mia sinistra scorrono lenti Nepi e castel Sant’Elia, protetti a Sud dalla loro forra, intravedo già la via Flaminia, con la ferrovia Roma Viterbo. Un vecchio rudere ai bordi di una forra attira la mia attenzione. Chissà cos’era, chissà chi ci ha vissuto. Sorvolo la via Flaminia, dopo qualche minuto il Soratte scorre alla mia destra, davanti a me l’ autostrada del Sole, in basso il Tevere nella sua valle e più avanti i monti della Sabina. Scendo nella valle e sorvolo per alcune miglia il Tevere, più in basso alcuni uccelli volano in formazione verso Nord. Non ho più pensieri. La mente è totalmente dedicata al volo.

Senza accorgermi sono già sulla via del ritorno. La piccola striscia d’erba da lontano invisibile prende prima forma e poi colore. La sorvolo, in basso piccoli aeroplani parcheggiati e teste rivolte verso l’alto. Sottovento, base, finale, ecco che il verde dell’erba prende il posto dell’azzurro del cielo e dolcemente le ruote toccano l’erba. Metto al coperto il piccolo aeroplano e con l’auto vado verso casa. Tornando, sulla via Cassia, le linee tratteggiate sull’asfalto scorrono lente e sulla sinistra ogni tanto appare tra gli alberi il Soratte, che poco prima ho usato come uno dei punti di riferimento per orientarmi nel volo. Lo stesso mondo. Eppure così diverso. Così privo di segnali se si guarda da terra e così ricco di segni e indicazioni se si guarda da una delle infinite strade del cielo. Eppure lo stesso mondo.