Il tree climbing su una palma

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di ANTONIO CARBONE

L’appuntamento è per sabato alle nove a piazza Galeno. Nel giardino del villino liberty Ximenes, che prende appunto il nome dall’artista che lo progettò agli inizi del Novecento, c’è una palma da potare. Un’operazione apparentemente semplice ma che, col passare dei minuti, si rivelerà un’esperienza particolare. Prima di cominciare Massimiliano Tonelli si prende la briga di darmi ulteriori delucidazioni su questa nuova metodica che, diffusasi in America con Alex Shigo, il padre della moderna arboricoltura, da vent’anni è stata introdotta anche in Italia grazie alla Scuola agraria di Monza di cui è stato allievo e dove ora tiene un corso annuale di tree climbing.

La procedura di salita attraverso l’ausilio di corde e di cerchi concentrici, per non lasciare segni sul fusto dell’albero, è lenta ed eseguita con perizia scientifica. Non a caso Massimiliano Tonelli ma anche Marco Garbini, che dal basso lo assiste, più che un aspetto  silvestre e forastica hanno impresso nel volto e nella voce un timbro da chirurgo. Apparentemente freddi e distaccati, se li osservi bene muoversi intorno alla palma, toccarla con le mani, invocare l’ausilio di una tomografia per verificarne lo stato vegetativo al suo interno, intravedi tutto la passione che trattengono a stento. E ne hai un’ulteriore conferma nel momento in cui, dopo aver tolto tutto il secco, Massimiliano riscende e confrontandosi con Marco, arriva all’amara conclusione che probabilmente la palma è da abbattere.

Di nuovo fuori, combinazione, a pochi metri dal villino Ximenes stanno potando un pino. Tutto avviene in maniera asettica. Senza contatto. Come se stessero facendo manutenzione ai lampioni. L’operaio si espone di poco da un cestello, posto alla fine di un braccio meccanico, per tagliare con la motosega i rami. Probabilmente lui e la corteccia antica dell’albero, nemmeno per caso si saranno sfiorati. “Gli alberi per esseri capiti, devono essere toccati” mi aveva detto prima non so bene chi dei due, Marco o Massimiliano, citando Alex Shigo. Ho soltanto annuito. Avevo troppa fretta di tornare a casa e prendere di nuovo in mano il catalogo di Giuseppe Penone, lo scultore italiano che verso la fine degli anni Sessanta esordì proprio con un ciclo sugli alberi. L’albero ricorderà il contatto si intitola una delle sue opere