The Wolf of Wall Street e la meraviglia indigesta

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di MATTEO SARLO

The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, e con uno strepitoso Leonardo Di Caprio, è il più bel film del 2013 anche se uscirà nel 2014. Per essere precisi infatti, uscirà il 25 dicembre 2013 negli Stati Uniti e il 23 gennaio 2014 nelle sale romane e in tutta Italia. Qualcuno già si chiede in quale cinema andarlo a vedere. A Roma per esempio, uscirà al Barberini o in una di quelle grandissime multisale ai confini della città? E quel giovedì 23 gennaio pioverà? Qualcosa verrà inevitabilmente a turbare la nostra prima visione o andrà tutto liscio?

Negli Stati Uniti l’attesa è ai massimi. Richard Brody, forse il più autorevole critico cinematografico al mondo, ha inserito The Wolf of Wall Street, senza poter dire di averlo visto, al primo posto della classifica dei Best Movies of 2013, insieme a To the Wonder di Malick. I critici sono tutti particolari. Brody ha la testa piccola e molti capelli addensati sui lati. Le enormi lenti tonde e la barba fluviale gli conferiscono una saggezza quasi ottocentesca. Premette alla lista pubblicata sul New Yorker pochi giorni fa, il 9 Dicembre, che “making a list is not a merely a numerical act but also a polemical one” (“stilare una lista non è solo un atto numerico ma anche polemico”).

A illustrare l’articolo, la foto di Leonardo Di Caprio: polo bianca infilata dentro pantaloni avana. Dalla scollatura pendono degli occhiali neri mentre con la destra tiene in alto un calice di vino rosso. Lo diresti ancora un Gatsby che guarda dall’altra parte del molo, con tutto il suo carico di illusioni e futuro, se non sapessi che si tratta invece di Jordan Belfort, uno dei broker di maggiore successo nella storia di Wall Street e che è finito in carcere per 22 mesi per pratiche illegali.

The Wolf of Wall Street conferma il sodalizio tra il regista newyorkese Martin Scorsese e il proteiforme Leonardo Di Caprio: Da Gangs of New York a The Aviator, da The Departed a Shutter Island. Ora The Wolf of Wall Street, per la quinta volta insieme. Potrebbe essere l’ultima volta per vederli lavorare insieme. Scorsese infatti ha dichiarato che ormai, a 71 anni, questo sarà uno dei suoi ultimi film. Se non, forse, l’ultimo.

Il silenzio intorno a questo film è quasi assoluto. Tim Grant, awards editor di Variety, scrive che “la Paramount ha imposto un review embargo sino al 17 Dicembre (nessun giornalista ne può fare ancora la recensione fino al 17), cosicché i dettagli del film vengano controllati e distillati. Ma questa potrebbe essere l’unica volta in cui vedete la parola controllo e Wolf usati nella stessa frase. Nei primi 5 minuti – continua Gray- il film è ritmato da energia, stile, sesso, profanità e droga. E’ un film sull’eccesso e, per tre ore, è una maratona di tutti questi elementi (“Paramount has impose a review embargo until Dec. 17 for the film, so details will be restrained. But this may be the only time you see restraint and “Wolf” used in the same sentence. Within the first five minutes, the film pops off the screen with energy, style, sex, profanity and drugs. It’s a film about excess and a three hours, it’s a marathon of all those elements.”)

Si capisce già che si parlerà anche di questioni morali. Secondo Scorsese “Jordan Belfort è un ragazzo intelligente in un mondo privo di moralità. Wolf descrive ciò che accade quando il capitalismo diventa un fatto di fede. Se date un’occhiata a ciò che accade nel mondo della finanza vi viene da chiede davvero: la disonestà è accettabile?”. Ne paghiamo ancora tutti le conseguenze.

Allora non ci resta che sbirciare il trailer in Rete: “Mi chiamo Jordan Belfort. L’anno in cui ho compiuto 26 anni ho guadagnando 49 milioni di dollari, il che mi ha fatto molto incazzare perché con altri 3 arrivavo a 1 milione a settimana”. Si finisce per cliccare play più di una volta. Sembra funzionare un po’ come le patatine fritte. Già non ne puoi fare a meno. L’attesa è ancora lunga ma presto sapremo. Già da adesso, però, abbiamo una certezza: se il film sarà bello, bellissimo, come pensa Brody, allora c’è da essere sicuri, per il tema che tratterà, che ci resterà anche un po’ indigesto.

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MATTEO SARLO Ha scritto per diverse riviste filosofiche e di critica cinematografica. Ha pubblicato Passagi sul vuoto, un saggio sul concetto di «vuoto» in filosofia. Sta  traducendo dal tedesco il saggio di Emil Staiger Die Zeit als Einbildungskraft des Dichters