Il mestiere del tassista e l’aeroporto di Ciampino

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di ANTONIO CARBONE

Sarà perché è uno dei primi paesi che si incontra venendo da Sud ma per molti meridionali Ciampino ha sempre rappresentato un approdo sicuro. Nella cerchia dei miei amici, per dire, c’era sempre qualcuno che aveva un parente a Ciampino. Io facevo eccezione eppure quando stamattina ho preso la decisione di recarmici, proprio una zia mi è sembrato di andare a trovare. Preparandomi pure agli eventuali rimbrotti per farlo oramai sempre più dì rado.

La scelta del taxi può sembrare un po’ strana. Se non altro per il prezzo. Trenta euro, quando ti va bene. Ma prenderlo ogni tanto si può rivelare molto utile. A patto però di avere la fortuna di incontrare qualcuno che fa questo mestiere da almeno vent’anni. In questo caso si può esser sicuri che nel giro di pochi minuti non mancherà di fornirvi, oltre a una serie di preziose informazioni, anche la sua versione sui veri motivi che si nascondono dietro l’aumento del numero delle licenze a Roma. Girandosi di dietro, per assicurarsi che gli stiate prestando la giusta attenzione, vi racconterà dei ragazzi pagati 5, massimo 8 euro a ora, a cui vengono affidate le auto subito dopo essere stati sufficientemente addestrati: “Se la persona che sale è di sinistra, tu sei di sinistra. Se è di destra, tu sei di destra. E così se è della Lazio o della Roma.”

Saranno stati i discorsi accorati del tassista, la suggestione della zia che in parte stavo ancora vivendo o l’incontro di Berlusconi col Papa, avvenuto proprio ieri all’aeroporto di Ciampino, ma mi è quasi passato di mente  la ragione per cui mi sono messo in viaggio. Pure il tassista se ne deve esser accorto perché a un certo punto mi ha chiesto di nuovo dove ero diretto. Ho optato per l’aeroporto alla fine anche per non gravare ulteriormente sul costo. “E adesso che fa si ferma qui” gli ho chiesto, scendendo. “Per carità, preferisco andare via scarico. Non ho proprio voglia di mettermi a litigare, stamattina”. Si riferiva a quei colleghi disonesti che non rispettono l’ordine di arrivo e si scelgono i clienti in base alla destinazione. “Ma anche qui, come al terminal B di Fiumicino, la pacchia sta per finire” mi ha rassicurato dandomi il resto. Il tempo di avviarmi a piedi verso il paese che mi sono sentito di nuovo nel trip della zia. Mi sono immaginato di bussare persino alla sua porta e di trovarmela proprio davanti. Con lei che dopo avermi offerto il caffé, come al solito troppo dolce, mi invita a seguirla sul balcone a salutare lo zio: “In fondo, come puoi vedere, qui non si vivrebbe male, se non fosse per questo continuo odore di kerosene e per le finestre e le mura che tremano ogni volta che decolla o atterra un aereo”.