Il gelato più buono a Roma e la visita di Muñoz Molina

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di MATTEO SARLO

Tento di raggiungere via della Panetteria nel dedalo delle stradine romane dietro Fontana di Trevi. Un amico mi ha detto che è lì che servono uno dei gelati più buoni di Roma. San Crispino. Cerca San Crispino, mi ha detto, e prenditi meringa al cioccolato. La voce piena e rotonda di chi elargisce favori o prestiti e che sa che, da quel momento, sarà in credito con te. E tu in debito. Soprattutto in agosto.

A fine giugno ci è passato anche lo scrittore di Ubeda, Antonio Muñoz Molina. Nel suo blog racconta della sua visita a Roma, di aver mangiato i suoi migliori spaghetti alle vongole e di aver visto La Madonna dei pellegrini di Caravaggio. Anche per lui, è stato un amico a indicare la pequeña heladería.

Dalla discesa che parte da piazza Barberini, tutti hanno l’aria da turista. E, penso, la maggior parte lo sono davvero. Lo devo sembrare anche io, solo per il fatto di camminare sui sampietrini in questo momento. Svolto a destra, interrompendo i passi ombrati e paralleli a via del Tritone, piena di asfalto e di sole. Fatico a vedere l’ingresso della gelateria. Poi, davanti una vetrina che vende pinocchi di legno, vedo un piccolo cancelletto chiuso. Sulla destra, la scritta: San Crispino. E’ ancora troppo presto, penso. Tornerò fra non molto.

Costretto ad un’andatura da piena sbornia, tutto a sinistra e poi tutto a destra, scivolo tra bambini biondi con la maglietta di Totti e ragazze con enormi zaini colorati alle spalle. Alcune di loro, stringono nella mano sinistra la mappa da seguire e nella destra, loro sì, un cono appesantito da quantità equilibriste di gelato ammucchiato. Mi ricordo che la prima cosa che aveva detto il mio amico è che a San Crispino non servono coni. Solo coppette.  E il gelato, quasi non si vede. Una snobberia, ho pensato.

Decido di tagliare l’arcobaleno di colori di Fontana di Trevi e raggiungere la libreria a galleria colonna. La speranza è trovare L’Etica di Spinoza e il suo Trattato teologico-politico. Le altre gelaterie sono già aperte. Enormi coni di plastica, in alto fuori, invitano ad entrare. Una coppia di olandesi, forse sessant’anni, girano all’improvviso e si fermano davanti alla lastra di vetro. Lei prende Tiramisù e yogurt. Lui, puffo e cioccolato. Io resisto e riesco fuori. Meglio aspettare un poco e cercare Spinoza.

Quando arrivo in libreria, niente Etica né Trattato. Torno indietro con il solo pensiero, o illusione volontaria e futura, di trovare il cancelletto della pequeña heladería aperto. Prima di svoltare, ancora, su via della Panetteria un bambino mi sfiora sulla sinistra, ha fatto l’angolo stretto. In mano tiene una coppetta. Giro: è aperto.

Dentro, un corrimano dorato mi fa pensare che da qualche parte, dietro ad uno specchio, si nasconda una cassaforte. Seguendo il consiglio del mio amico creditore, so già cosa prendere. Davanti a me un cestino raccoglie cucchiaini di plastica incartati. Ne scarto uno e lo infilo perpendicolare nel gelato, affondo il colpo, e tiro su. é allora che assaporo qualcosa di originario e puro, non contaminato. Come che non fosse nemmeno creato dall’uomo.  Un gelato che viene direttamente dalla terra. Non so cosa ha scelto Muñoz Molina, con il suo amico. Credo, però, che il bambino di Magina, che nell’Andalusia del Vento della luna guarda il primo uomo partire verso il satellite roccioso, non avrebbe resistito alla sincerità di una coppetta meringa al cioccolato e cioccolato.