Il capodanno cinese e piazza Vittorio all’imbrunire

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di ANTONIO CARBONE

Anche ieri, sabato 14 gennaio, che si è celebrato il capodanno cinese, il ricordo del duplice barbaro omicidio di Torpignattara era ancora vivido. La festa, che si è svolta nel pomeriggio a piazza del Popolo, è stata dedicata appunto alle due vittime dell’agguato di via Giovannoli, la piccola Joy e suo padre Zhou Zeng.

All’indomani di quel tragico fatto i riflettori sono tornati ad accendersi sui quartieri in cui è più forte la presenza della comunità cinese. A partire dall’Esquilino dove non a caso nei giorni scorsi si è tenuta una fiaccolata di solidarietà. Ed è proprio qui che bisogna tornare per capire, cercando di mimetizzarsi il più possibile per rubare pensieri. Anche quelli più inconfessabili.

Dall’alto arriva il rumore delle pale di un elicottero, come se stessero braccando qualcuno: i due marocchini sospettati di aver compiuto l’omicidio? E’ più probabile invece che sia impegnato nel controllare il corteo antirazzista che da piazza della Repubblica  sta raggiundendo piazza San Giovanni. E intanto sulle chiome delle palme è già gravata un’ombra pesante per quanto i fusti siano lunghi e sottili.

In questa luce nuova di gennaio che all’imbrunire precipita già con maggiore energia, piazza Vittorio è tutto un pullulare di persone. Chi parla, chi si affretta a raggiungere la fermata del tram 14, chi ritorna dal mercato di via Lamarmora con le buste della spesa. Ma soprattutto si sta al telefono. Deve essere questa sera incipiente che ricorda tanto il momento in cui le greggi tornano all’ovile, a far sentire l’esigenza di sentire una voce amica, seppur lontana.

Subito dopo che l’ultimo raggio di sole si è riflesso nelle finestre dei palazzi che si affacciano su via Napoleone III, la luce infatti ci ha lasciati nella solita atmosfera da agguato. Quella in cui si è tutti un po’ più soli e senza neppur accorgersene si affretta il passo. Per il desiderio di casa o tana che sia. E’ il momento in cui persino gli animali, soprattutto gli uccelli, se ne stanno acquattati nei loro nidi. E i boschi, così come le città silvane, tornano se non a far paura a produrre un brivido di naturale all’erta.