Il campo di calcio della Romulea e il cielo del primo maggio

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di ANTONIO CARBONE

E’ sempre così. Quando sei ragazzo e giochi a pallone nel campetto sotto casa o nell’impianto sportivo della società in cui ti sei iscritto da poco, carico di aspettative, non ti aspetteresti mai che ti possa venire a mancare all’improvviso la terra sotto i piedi. Nel caso degli allievi, della società sportiva Romulea, addirittura non si tratta solo di una metafora ma proprio della nuda e cruda realtà. Che fare? Da una parte ci sono i ricordi, il valore affettivo che questa società rappresenta non solo per chi abita nel quartiere San Giovanni. Dall’altra, le esigenze di una città che cambia, costretta a mutare sotto la pressione di continue sollecitazioni. Occorre fare delle scelte, fissare delle priorità, non si può conservare tutto.

Ora che una soluzione è stata trovata, vale la pena venire fin qui anche solo per dare un’occhiata a questo vecchio impianto sportivo, prima che sarà buttato giù per fare posto alla stazione della metropolitana. Forse il momento migliore non è tanto il pomeriggio quando fervono gli allenamenti, con i genitori che osservano con trepidazioni i propri figli dalla tribuna, cercando di riconoscerne il talento, e i ragazzi che eseguono ora svogliatamente ora con impegno le indicazioni degli allenatori dal bordo del campo, ma di mattina. Quando a parte coloro che si sono rifugiati qui, dopo aver disertato la scuola, non ci trovi nessuno. Solo così hai modo di appreazzarne il disegno e la cura con cui venivano progettati una volta anche queste piccole strutture: la stazione dei vigili del fuoco, la rimessa degli autobus, il mercatino coperto rionale, l’impianto sportivo, appunto.

Entro e lo perlustro da cima a fondo. Per un attimo mi sento uno studente al primo anno di architettura. Corso di “Disegno e Rilievo”, per la precisione. Mi accorgo, infatti, che persino le foto che scatto rispondono a questa esigenza. Come se dovessero servirmi per ricavarne la pianta e il prospetto. E quasi mi rammarico di non avere nella tasca del giubbino il doppio metro e la rullina. A quest’ora da Piazza San Giovanni giungono già i suoni di chi sta provando per il concerto del primo maggio. Più che il suono, il rimbombo. Nel cielo è tutto un rincorrersi di nuvole così che il sole va e viene. E pure l’idea che mi sono fatto di tutta questa questione, muta continuamente.