I 100 anni del Bioparco di Roma e lo sguardo del leone

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di MATTEO SARLO

Tra pochi giorni compirò ventidue anni. Meno di un quarto di quelli risalenti alla fondazione, 100 anni dal 1911, del Bioparco di Roma. E’ una cifra riservata alle strutture e agli edifici. Non agli esseri umani. Davanti alla biglietteria un cartoncino colorato sale dal terreno, per misurare l’altezza di bambini e bambine che, se ancora sotto il metro, entreranno senza pagare nulla. Per gli altri, 12 euro e 50. Appena dopo l’entrata, sulla destra, quattro giraffe a pochi metri di distanza. Niente sbarre. Solitudini allungate come un semaforo sul bordo del marciapiede. E ci si chiede come trovino conforto le une con le altre. Se con un orecchio abbassato, o la flessione di un ginocchio, o una qualche forma di comunicazione. Oppure, se, data l’impossibilità di parola, siano condannate a permanere nel più muto perimetro del proprio sé.

Sono le urla di un pappagallo a segnalare l’ingresso in un luogo più originario di quello fuori. L’assenza di gabbie allontana il “parco” da un’esibizione, uno sfoggio, una messa in scena rappresentativa, e lo avvicina ad un luogo sperimentale, di ricerca, quasi la ricreazione di un ambiente, per i suoi abitanti, e di un sentire naturalmente, per noi. Camminando per le vie strette del parco si ha la sensazione di un’immersione nel fondo della propria identità. Alle spalle e fuori dalle mura, la città, le enormi costruzioni e gli artefatti, i clacson e le strisce pedonali. Un fossato divide la via minuta dove cammino da una coppia di elefanti. Non li vedo ancora. Forse, siccome mattina presto, dormono il loro sonno storico, nell’ombra cavernosa della “casa” che li ripara dalle intemperie. Sulla mia destra, una fila di pavoni sembra prendere la rincorsa verso di me. Invece svoltano a destra, verso la fontanella.

Più avanti, mura, qui sì, costringono una coppia di leoni. Nemmeno le tigri hanno mura attorno a sé. Come enormi macchie sul muro ci sono lastre di vetro che permettono la visione dei due mammiferi, un maschio e una femmina. Mi avvicino alla lastra e lascio che il maschio, la criniera ad incorniciare l’enorme cranio, si avvicini il più possibile. Nel suo sguardo c’è la volontà di rivalsa di chi ancora non si è arreso. E mi fissa, come mi volesse uccidere. Il parco, dopo circa un’oretta, è finito. Decido di saltare il rettilario e di seguire le indicazioni per l’uscita. Sulla destra due zebre. Aprire lo sportello della macchina, ora, è come divellere, definitivamente, la crosta annerita dell’illusione e lasciare la più sbucciata realtà. Il traffico non è molto su via Nomentana e senza intoppi consumo il mio rientro a casa. Sulla quotidianità di un divano, ripenso allo sguardo dritto del leone. Forse è vero, a noi moderni è precluso sentire naturalmente. Non ci rimane che sentire, alle volte, il naturale.

  • ORARIO APERTURA BIOPARCO GIARDINO ZOOLOGICO: dal 1 gennaio al 25 marzo (dalle 9 e 30 alle 17:00), dal 26 marzo al 23 ottobre (dalle 9:30 alle 18:00), dal 24 ottobre al 31 dicembre (dalle 9:30 alle 17:00). Il sabato, la domenica e i festivi dal 2 aprile al 25 settembre è aperto dalle 9:30 alle 19:00.
  • PREZZI BIOPARCO GIARDINO ZOOLOGICO: 12,50 euro per adulti, 10,50 euro per bambini sopra un metro.
  • INDIRIZZO BIOPARCO GIARDINO ZOOLOGICO: Piazzale del Giardino Zoologico n. 1 (vedi mappa)