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    <title>Commenti a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221;</title>
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    <description>Ultimi commenti su MagazineRoma</description>
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      <pubDate>Mon, 03 Sep 2007 08:02:21 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di antonio</title>
      <description>Mi sa che da questa settimana ci vedremo spesso da Illy. Intanto si aspettano proposte per magazineroma.</description>
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      <pubDate>Sun, 02 Sep 2007 18:15:53 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di vincenzo</title>
      <description>ma la disputa, caro ringhio, non era con Antonio, con cui vado a braccetto al caffè Illy appena una nuova torta fa bella mostra di se in vetrina. Quanto ai cinesi il contrappasso è lavarci i denti con il piombo dei dentifrici, intossicare i nostri figli con la Barbie pechinese e via dicendo, meritandoci questo castigo per dirla con il saggio Antonio.</description>
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      <pubDate>Tue, 28 Aug 2007 07:10:05 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di antonio</title>
      <description>A proposito della linea di confine sempre più impalpabile tra economia legale e economia illegale, segnalo un inchiesta sull'ultimo numero di &quot;Internazionale&quot; di Christian Tenbrock (Die Zeit).
Vale la pena riportare le conclusioni: &quot;Secondo Hetzer (consulente dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode), la criminalità organizzata mondiale, con la sua sfrenata brama di profitti, altro non è che l'espressione ultima del capitalismo globale deregolamentato. Forse è ora di focalizzare meglio l'aspetto economico della lotta contro il crimine, pensando più alla legge della domanda e dell'offerta e meno al rapporto tra delitto e castigo.&quot;</description>
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      <pubDate>Mon, 27 Aug 2007 11:55:23 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di ringhio</title>
      <description>insomma, antonio e vincenzo l'hanno finita a braccetto?</description>
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      <pubDate>Mon, 20 Aug 2007 07:07:58 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di Enrico</title>
      <description>Ma non dovremmo una buona volta ripensare dalle basi queste presunte &quot;garanzie nostre&quot;?
E' evidente che almeno tendenzialmente il modello cinese (ossia di sfruttamento massiccio e totale della vita umana ai fini della produzione) è il modello oggi come oggi vincente a livello globale, e non è, tendenzialmente, così diverso dal nostro: non occorre andare troppo lontani per trovare persone che fanno due o più lavori, che vivono in case sovraffollate, che svolgono lavori noiosi ripetitivi: il punto è che sta passando sempre più l'idea che il lavoro è un mezzo per guadagnarsi i soldi per vivere, per pagarsi il tempo libero: ecco allora tutte le polemiche e le lotte per l'aggregazione, ed ecco che poi ci si trova a scoprire che il fiume è ancora una soglia tra festaioli serali e chi, sotto le stelle, ci dorme sempre. 
Non si tratta di veterocomunismo, ma di cercare di rimettere in piedi le immagini, di sviluppare le fotografie, per riprendere un'immagine classica.
Abbiamo fin troppe consolazioni.
Quanto al sospetto sui negozi dei cinesi: che la microeconomia nel mondo sia strutturata su un modello sostanzialmente mafioso mi sembra passabile, come tesi? E vogliamo stupirci proprio noi italiani, che qualcosa ne sappiamo di certo? Proviamo a parlare che qualche vecchio emigrante, e a farci raccontare cos'era un quartiere italiano a Parigi o in Argentina, qualche decennio fa...</description>
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      <pubDate>Sat, 04 Aug 2007 20:14:15 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di Antonio</title>
      <description>Sono d'accordo. 
Allora, quando ti decidi a collaborare con noi?</description>
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      <pubDate>Sat, 04 Aug 2007 18:48:56 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di vincenzo</title>
      <description>Caro Antonio questa polemica su temi così difficili e importanti è sicuramente una delle poche forme che credo vadano preservate. solo che non bisogna abbandonarsi alla presunzione di avere strumenti superiori di analisi. ognuno dice la sua e basta. nessun illuso, nessun pensiero dominante. quando ai cinesi, anche loro stanno costruendo un mondo come il nostro dove tenteranno di sfruttare qualcun'altro. Potremmo dire che è ingiusto, ma come dici tu, caro Antonio, da sempre e anche nelle società più virtuose è sempre stato così. Quello che possiamo augurarci è che i cinesi, che si badi bene a Roma sono sfruttati da altri cinesi e non occidentali, possano arrivare ad avere le stesse garanzie nostre, con la consapevolezza che per questo dovremmo cedere qualcosa, che abbiamo, che diamo probabilmente per scontato, e che probabilmente vale più di qualche diritto formale a cui ci appelliamo, forti dei nostri diritti di sfruttamento sul prossimo.</description>
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      <pubDate>Sat, 04 Aug 2007 11:25:13 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di Antonio</title>
      <description>Ma di che cosa stiamo parlando? E soprattutto su cosa stiamo polemizzando? Non siamo affatto noi i primi a scoprire come stanno le cose per quanto riguarda la produzione in Cina e di come vanno le cose qui in Occidente. Forse che la nostra &quot;democrazia&quot; così come quella del mondo classico greco, tanto osannata, non ha bisogno dei suoi schiavi? E ha senso stabilire chi lo è di più e chi di meno? In ogni caso quello che ho cercato di fare nel mio pezzo non era una analisi ispirata al materialismo storico. A me interessano le tracce, i segni di ciò che di sprituale è ancora possibile individuare nella materia. Mi interessa cogliere l'atto in cui la materia si spiritualizza. In questo senso i manichini dei negozi cinesi mi hanno comunicato qualcosa. Sono vivi, materia pulsante. Ravvivati dalla luce del sole. Materia allucinata, come le madonne che improvvisamente qualcuno scopre in lacrime. Insomma a me bastano questi manichini per immaginare tutto ciò che è nascosto nel retrobottega di questi negozi deserti, fino ai luoghi più dispersi della Cina.</description>
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      <pubDate>Sat, 04 Aug 2007 07:30:20 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di vincenzo</title>
      <description>caro flavio, la tua presunzione personale mi pare quantomeno inappropriata. in che modo e di cosa io mi illuda non spetta a te dirlo. la tua visione da comunismo in formalina poco si adegua alla realtà umana.
poi se l'operaio fiat, attraverso la propria economia nazionale, sfrutta quello cinese, il cinese a sua volta, sfrutterà qualcun'altro in una logica inevitabile, da sempre insita nei movimenti dell'umanità, che ci piaccia o meno.
se vuoi prova a prendertela con il leone perchè insiste sulla gazzella. quanto alle realtà diverse detto dietro un computer e una connessione veloce forse le realtà possono sembrare illusorie, ma quanto la fame si fa sentire, quello che non può placarla stai sicuro che l'avverte la differenza determinata dal &quot;benessere materiale temporaneo&quot;. Temporaneo come la vita mia e tua.</description>
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      <pubDate>Fri, 27 Jul 2007 21:31:07 +0000</pubDate>
      <title>Commento a &#8220;L'arte involontaria dei negozianti cinesi&#8221; di Flavio</title>
      <description>Ciao Vincenzo, grazie della risposta. Volevo appunto dire che l'operaio FIAT non è sfruttato allo stesso modo proprio perché anche lui è partecipe del parassitismo ai danni di paesi come la Cina. Riceve le briciole dei proventi dell'esportazione dei capitali occidentali e si illude, come te, di vivere una realtà diversa a causa del benessere materiale temporaneo.</description>
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