The Pigneto, the experiment and the prey
At the Pigneto library a few days ago, the section of the Chinese language was inaugurated. It contains books ranging from classic to contemporary novels that are available for the components of the Chinese community. At the Pigneto the experiment of cohabitation appears possible. The third generation of the population that has taken residence here, mix with the teenagers and the children of Italian families that at one time were made up of workers and railwaymen. They wander about in little gangs, which in their appearance remind you of the youths of the Parisian suburbs. Even they ask for a future.
The district is mainly a place of minute residences built in a period when the lack of building regulations still produced a spontaneous gentle architecture. A little pedestrian island and a market give it the look and atmosphere of a country town. Of a snug territory but open. Known faces, looks and idioms return to populate daily experiences.
But this spontaneous experiment of community, full of exasperated, illegible contradictions to anyone who approaches it with the usual theorems of fear and safety– has become prey of the voracity of the property market. Agencies spring up like mushrooms on every road corner. Wine bars, restaurants and pubs. You have to ask yourself how much life is left in this corner of Rome. If it succeeds or not in withstanding the inevitable social transformation that brings with it the increase in leases and the arrival in mass of consumers of the exotic and something new.
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Comments
vincenzo — June 07, 2007 at 16:26 UTC
se bastassero i libri in lingua cinese per costruire una convivenza pacifica e serena gli stampatori avrebbero il potere nelle loro mani più che in un convento nel 1400. in realtà i libri li leggono in pochi, mentre a mangiare ci sono tutti. se i libri fossero commestibili il problema sarebbe presto risolto. quanto al pigneto appena Benigni si sarà comprato tutto e avrà affittato a sceneggiatori, registi, artisti vari allora faranno bagagli e si sposteranno altrove fuori dal centro, fino a quando le periferie delle città espandendosi si congiungeranno e saremo assediati, stretti nelle nostre case sicure e azionare l'antifurto non sarà più la soluzione a niente
Maurizio — September 15, 2007 at 10:00 UTC
Esistono dei processi incotrovertibili che determinano situazioni critiche o instabili, questo è il Pigneto. Nessuno preconcettualemte respinge arabi americolatini extracomunitari, o poveri in genere, ma assistere ad un degrado lento persistente, legato a questioni culturali o sociali in genere vi assicuro non è piacevole.
Scendere dalla macchina e trovarsi dinnanzi un tizio che piscia addosso ad un albero perchè non sa dove altro farlo, provoca un forte senso di disgusto rabbia che difficilmete si placa con le chiacchere.
Magari si comprasse tutto Benigni o Costanzo o altri a me interessa vivere e lasciar vivere tutti in maniera tranquilla, dei problemi sociali o economici se ne occupino i politici se ne sono capaci.
Silvia Marzi — January 11, 2008 at 01:38 UTC
Sarebbe interessante conoscere che tipo di concetto di sicurezza pubblica abbiano le persone che irridono al bisogno di sicurezza delle cittadine e dei cittadini di una grande città, come di una città di medie o piccole dimensioni. Non si tratta di una provocazione la mia ingenua eppure non banale domanda, piuttosto essa implica una riflessione rapida sull' errata idea che, a mio parere, è diffusa in molta cultura politica italiana, e mi riferisco in particolare alla concezione vetero fascista di ordine pubblico che resiste tutt' ora come paradigma di spiegazione di qualsiasi intervento del potere pubblico sul territorio del Paese. Tutto ciò potrebbe apparire curioso se si ignorasse la latitanza delle istituzioni in molte aree di propria pertinenza, non ultima quella della tutela della sicurezza personale e collettiva della cittadinanza. Se è vero che il termine sicurezza contiene in sé molteplici significati, non per questo si può ritenere il giusto diritto di tutela fisica e non delle persone un diritto minore o adddirittura un non mai dimostrato teorema della paura e della sicurezza. Al di là dei facili slogans e dei ragionamenti non sempre rigorosi sul piano della logica, il fenomeno dell' immigrazione necessita certamente di una lettura più aderente ai problemi concreti della convivenza civile e laddove vengano rilevate le opportunità di un incontro con l'Altro sia dia spazio in egual misura, con coraggio ed equilibrio, anche ai nodi problematici che questo incontroi -fino, a volte, diventare scontro- produce. Il futuro si costruisce attraverso il reciproco rispetto, dunque in primis con il rispetto della legalità (che in teoria coincide con la difesa della parte più debole e se così non è nella pratica dovremmo tentare di affermarlo), e per quanto sia un tentativo onorevole quello dell' integrazione mediante la fruizione di testi in diverse lingue, forse ci si dovrebbe aspettare e pretendere di più per giustificare un sentimento di autentico ottimismo.
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