El Mercado de San Miguel e le folle di Campo de’ Fiori

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di ELIO MAZZACANE

Se fossi un imprenditore ne aprirei uno a Roma, con tutti i piatti regionali che potremmo presentare e la nostra passione per il cibo il successo sarebbe travolgente. I turisti che vengono oggi a Madrid visitano i musei, il Prado, il Reina Sofía, il Palazzo Reale, forse il Monastero de las Descalzas, probabilmente il Thyssen, può darsi che vadano ad una corrida o forse no, ma sicuramente entrano al Mercado de San Miguel. È al centro, accanto a Plaza Mayor, sulla strada che porta i turisti al Palazzo Reale, quindi è facile che uno straniero se lo trovi davanti per caso e inevitabilmente ci entri. È una bella struttura in ferro battuto e vetro dell’inizio del secolo scorso, è stato chiuso dieci anni, lo hanno riaperto da 18 mesi e non è sulle guide turistiche, però è una delle mete più gettonate.

Ci incontri sessantenni con la guida verde del Touring, famiglie del sud, ragazzi in cerca di una discoteca per la notte o un gruppo di amici di ritorno dal Museo del Real Madrid. È un mercato, ma è pieno di stranieri che si aggirano scattando foto, soprattutto italiani. Ma come fa un mercato a competere con i musei, perché tutti questi stranieri? Sicuramente il turismo sta cambiando, basta sfogliare una guida: una volta erano elenchi di monumenti, oggi c’è la sezione shopping, locali e vita notturna, divertimenti, cibo e bevande.

Il Mercado in realtà non è più un mercato, ora è una gastroteca di lusso, una serie di banconi dove provare “tapas y pinchos”, stuzzichini, aperitivi. C’è un pescivendolo e una frutteria, ma sono solo delle vetrine, nessuno fa la spesa qui, ci si viene invece per mangiare o per l’aperitivo, “para tapear”. C’è il bancone del prosciutto, del sushi, vini e champagne, formaggi e frutta secca, tapas di baccalà e frutti di mare e anche pasta fresca e gnocchi, una sorta di Slow Food del mondo. È un luogo di aggregazione, attraverso la cultura culinaria, punto debole di noi italiani, qui si può far amicizia con un portoghese o una americana, con dei francesi e con dei madrileni.Si conoscono culture diverse e si scopre che gli spagnoli pensano di avere i migliori vini e la miglior cucina del mondo: si litiga facilmente. Le folle che la sera riempiono Campo de’ Fiori forse non aspettano altro.