Eataly a Ostiense e la misura hegeliana

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di MATTEO SARLO

Per i Mondiali Italia ’90, alle spalle di Ostiense, fu aperto un Terminal che collegasse Roma all’aeroporto di Fiumicino. Rimase aperto solo per quaranta giorni. Ora, ad opera di Oscar Ferretti e NTV è arrivato, anche qui dopo Torino e New York, Eataly. Puoi trovare gli hamburger di Strolghino. Gli ziti rigati. Un maritozzo con la panna.

Da fuori la diresti la Tate Modern di Londra. La stessa sensazione di sacralità metropolitana. Appena vicino alla porta, stanno stretti dei tubulari che paiono un suggerimento, un ricordo zoppo della piscina colorata del Pompidou di Parigi.

Un bambino comincia a correre per lo store, allontanandosi improvvisamente dalla madre, arresa in parte alla gravità del carrello e, in parte, le circostanze portano a credere, alla banalità con la quale il marito tratta ogni cosa ormai- no, nemmeno questo attira la sua curiosità, 17mila metri quadri di ristoranti, mercati, gelaterie ma niente, solo un altro spazio che è costretto ad abitare per un residuo di tempo troppo lungo. Deve essere, di sicuro, il posto chiuso più grande dove quel bambino ha messo piede. E allora una corsa veloce accesa dalla miccia di quel sali e scendi di odori provenienti dai ristoranti di sopra, una scivolata per terra e l’occhio che torna indietro, per assicurarsi che sia visto, che ci siano testimoni per il suo sbarco sulla luna.

Anche io vorrei iniziare a correre e rintracciare ogni singolo profumo, distinguerne l’origine ma mi allontano verso la sezione dedicata ad ogni tipo di barrette di cioccolato. Extra fondente ma non solo. Paiono coprire ogni tipo di percentuale, settantacinque, ottanta, novanta.

Eppure questo non è un posto dove si viene a fare la spesa. Non solo. È Ferretti a sostenere che lo slogan archetipico del posto è: “si mangia quel che vendiamo e vendiamo quello che si mangia”. Aggiunge che “i prezzi sono assolutamente competitivi, basta saltare la filiale intermedia. Compriamo gli animali direttamente in allevamento. Vorremo trentamila persone al giorno.”

A Torino un ristorante all’interno di Eataly vanta una stella Michelin, uno dei metri di giudizio riservato, di solito, per una lista di pochi ristoranti di alta cucina: ad averne tre, il massimo, si contano sulla dita di una mano in Italia.

In un’intervista all’Unità, Ferretti afferma, ribaltando la retorica dell’antiretorica sempre più dilagante di molte aziende che dichiarano di produrre ad un livello vicinissimo all’artigianale, che “km 0 non è giusto quasi mai. Lo è per prodotti di tutti i giorni ma se blocchiamo la circolazione delle merci torniamo all’epoca dei comuni. Certo, è inutile che vado a mangiare le mele canadesi. Sono un moderato.”

Impiego tempo per visitare ciascuno dei tre piani. La parola d’ordine sembra quella dell’abbondanza più che quella di “moderazione”. Alla cassa tiro fuori gli Hamburger di Strolghino. Forse, mutatis mutandis, la “misura” hegeliana è, anche nella pratica, sintesi dell’attrito tra qualità e quantità.

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MATTEO SARLO Ha scritto per diverse riviste filosofiche e di critica cinematografica. Ha pubblicato Passagi sul vuoto, un saggio sul concetto di «vuoto» in filosofia. Sta  traducendo dal tedesco il saggio di Emil Staiger Die Zeit als Einbildungskraft des Dichters