Villa Borghese e i ricordi della balena Goliath

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di ANTONIO CARBONE

E’ un Maggio atlantico. Di cieli a piombo, rapide schiarite e caccia alle balene. Alle nove di domenica mattina a Villa Borghese, Alexander, il musicista ucraino, non si vede ancora arrivare. Di solito verso quest’ora spunta dal viale del Museo Borghese per poi fermarsi a metà strada, all’ombra dei lecci. Subito dopo estrae dalla custodia la fisarmonica, si siede e comincia a suonare brani di Mozart, Vivaldi e Bach.

Negli ultimi tempi celava bene l’apprensione per ciò che sta accadendo nel suo Paese. La musica, credo, aiuta a dimenticare. Quella classica sembra fatta apposta per certe situazioni. Come quando nei giorni delle invasioni, prima di Budapest e poi di Praga, la radio interrompeva i programmi per trasmettere solo quella. L’armonia assoluta che sprigiona fa sprofondare tutti in un’altra dimensione.

Ma anche qui da noi, in Italia, non si scherza. Seppur la musica sia diversa. Messa a bando la complessità da questa specie di uomo nuovo rappresentato dall’attuale Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, velocemente si è imposta un’altra ideologia. L’imperativo ora è non andare oltre la superficie, nutrirsi della schiuma delle cose. Personaggi come Gustavo Zagrebelsky, Barbara Spinelli, Marco Revelli, ad esempio, per molti più che da rottamare, sono da cacciare – mai verbo è stato così ambivalente – per poi in fretta imbalsamarli e magari portarli in giro come cimeli di un tempo passato.

Chi si ricorda di Goliath? La balena catturata in Norvegia a metà degli anni Cinquanta e che  conservata sotto  formalina, veniva trasportata in un container e  mostrata nelle piazze di tutta Europa? Per almeno vent’anni andò avanti il suo tour. Mi sono sempre chiesto che cosa spingesse le persone, adulti e bambini, ad andarla a vedere. Per quanto mi riguarda, è uno dei ricordi più vividi che ho dell’adolescenza. Non è un caso se proprio in questi giorni ho sentito la necessità di rivedere il film di Bela Tarr, Le armonie di Werckmeister. Racconta appunto di quando in un piccolo villaggio ungherese, fece la sua comparsa un circo costituito da una sola attrazione, una balena imbalsamata, che immediatamente portò scompiglio tra gli abitanti.

Poco oltre, mi imbatto nella gattara. Anche lei di norma non salta una mattina. Arriva alla guida della sua auto. Davanti all’ingresso del giardino zoologico fa inversione e a metà della discesa parcheggia. E’ li che i gatti l’attendono. Sono quattordici, ma non sono gli unici di cui si prende cura. Ci sono anche quelli del Parco dei Principi e quelli di Castel Giubileo. Per fare il giro completo non torna mai a casa prima dell’una. Non è difficile crederle che gran parte della pensione la spende per loro. Continuando  per viale delle Belle Arti, incrocio invece la banda musicale della Marina, appena scesa dal pullman.  Per le 11 è previsto un concerto al Museo Etrusco di Villa Giulia. Non c’è verso di farmi dire che musica eseguiranno. Sarà una sorpresa, si limitano a ripetere con ironia e anche un po’ sorpresi.