Cinecittà in mostra e le parole di Benjamin sul cinema

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di MATTEO SARLO

Il foulard rosso della ragazza è lento attorno al collo, mentre la cenere compie il suo tragitto verticale contro l’asfalto del marciapiede. Colpa della forza di gravità, e delle schicchere che infligge al dorso della sigaretta. L’indirizzo è via Tuscolana 1057. È qui che si trovano gli studios di Cinecittà. Dal 29 Aprile al 30 Novembre è possibile ripercorrere, dalle 10.30 alle 19.30, i set, i costumi, le scene dei film del passato, prossimo e remoto, e, così, addentrarsi dietro alla rappresentazione. Quando entro, lei rimane fuori, penso, ad attendere qualcun altro. “Cinecittà si Mostra” intende festeggiare i 74 anni dei teatri cinematografici, dal 1937, anno dell’inaugurazione sotto le direttive dell’architetto Gino Peressutti. Mussolini era al potere.

Acquisiti i biglietti, il percorso è tracciato da un tappeto rosso. L’occhio cade sulla testa di Venusia, utilizzata nel Casanova di Fellini. Ma pare più una promessa, o una seduzione, che una vera soglia. Seguendo la traiettoria indicata si possono visitare la Palazzina Fellini, il set di Un Medico in Famiglia e il Palazzo presidenziale. È qui che si srotola un corridoio sul quale scorrono immagini di film e documentari, che restituisce quel poco del mondo immaginario che ci si aspettava. Una visita guidata, poi, rende visibile parte della scenografia utilizzata per Gangs Of New York, colossal di Martin Scorsese e, più avanti, della serie televisiva Rome, di Bruno Heller. Non manca il set dove Francesco Totti ha girato uno dei numerosi spot di un operatore di telefonia mobile.

Un anno prima dell’inaugurazione degli studi il filosofo berlinese Walter Benjamin scriveva, riguardo al fascismo e ai mezzi di comunicazione di massa – il cinema -, di una “estetizzazione della politica”; la politica deve essere percepita attraverso gli strumenti di un’arte che nasce già riproducibile, copia senza originale, e che ben si adatta alla propaganda e, così, alla manipolazione e alla mistificazione. Nel 1940 Benjamin morì a Port Bou suicida, nel tentativo di fuggire dal nazismo e dalla polizia di frontiera spagnola che ne voleva impedire la fuga. Cosa resta ora di quelle idee? Cosa direbbe un nuovo Benjamin del cinema di oggi e della invasività della televisione? Uscito dalla mostra, della ragazza col foulard rosso, ora, solo il mozzicone di sigaretta per terra.