Canada di Richard Ford e le epifanie di un romanzo

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di FEDERICO PACE

Richard Ford nei mesi scorsi è stato a Roma. Un passaggio rapido che è coinciso con l’uscita in Italia di Canada, il romanzo che avvolge per l’incedere maestoso e il linguaggio di rara forza evocativa (guarda e ascolta Richard Ford che legge le prime pagine di Canada). Erano le quattro del pomeriggio quando lo scrittore nato in Mississippi, ha iniziato la sua conversazione all’Auditorium nell’ambito del Festival del Libro e della Letteratura. E’ arrivato sul palco con passo lento e occhi curiosi. Si è seduto e si è messo a ascoltare un monologante Sandro Versonesi. Ford è un uomo paziente, oltre che uno scrittore dalle doti rare (precisione e lirismo, classicità e compassione). Ha atteso che Veronesi finisse la sua lunga presentazione. Un completo marrone in velluto, un maglioncino fuxia, dei calzini color salmone. Le mani, una nell’altra. Solo qualche volta si è concesso, come fosse ancora un adolescente, di tenere il piede destro di taglio in modo da poggiarci sopra il sinistro. Forse per riposarsi dalle lunghe camminate romane che deve avere fatto in mattinata.

Mentre parlava con termini scelti con attenzione, era difficile non chiedersi dove avesse trascorso tutta la mattina e quale impressione gli avesse fatto il cielo di madreperla. Quale germe narrativo, attraversando un vicolo di Roma, gli si sarà conficcato nel cuore? E quale il dettaglio che lo avrà stupito e spinto a provare compassione? A Veronesi che gli ha chiesto se era d’accordo sul fatto che quasi tutti i personaggi dei suoi romanzi sono caratterizzati dallo stoicismo, Richard Ford ha risposto che quella sensazione gli appariva estranea. I suoi personaggi sopportano le svolte della vita e sono chiamati a varcare quella soglia che ti porta via tutto quello che fino a poco prima ti sembrava “abituale”. A quasi tutti i suoi personaggi viene sottratto il conforto delle “cose quotidiane”. Ma, ha spiegato Ford, “questa è la vita”. Casomai, “più che stoici, più che figure con i pugni serrati – ha replicato Ford – vedo i miei personaggi come degli inguaribili romantici e ottimisti”. Persone convinte di poter vivere la vita, che possiedono la spinta giusta per affrontare e superare quel che accade loro.

Si può dire che persino scrivere sia un’attività estremamente ottimistica. “Quando scrivo – ha detto Ford – anche la storia più dolorosa che ci sia, sono attraversato da un grande senso di ottimismo. Immagino che qualcuno leggerà questo libro e questa storia forse sopravviverà anche a me stesso”. Riuscire a colmare un vuoto, superare un’impasse, è d’altronde il compito dell’uomo. Richard Ford ha citato il discorso che William Faulkner pronunciò per l’accettazione del premio Nobel della letteratura il 10 dicembre del 1950 (“The man is immortal, not because he alone among creatures has an inexhaustible voice, but because he has a soul, a spirit capable of compassion and sacrifice and endurance”, qui per ascoltare il discorso). Ha raccontato quanto sia importante per lui la pazienza: “Io penso lentamente, io scrivo lentamente, d’altronde, la lentezza è necessaria per scrivere romanzi, devi stare nel libro, non devi finire il libro. Tutti sanno finire un libro, pochi sanno stare in un libro! E’ molto più difficile”. Ha citato Ralph Waldo Emerson per spiegare che “la forza sta nel colmare un divario, nel superare un vuoto”.

Dietro ogni parola pronunciata da Ford sembra sempre di scorgere le esperienze e le lacerazioni della vita. Mai un termine o una frase per colpire l’attenzione o per creare un effetto. Quasi sempre con la convinzione che le parole giuste emanino da sé una forza irredimibile. A un certo punto ha parlato dei “radiant moments”. Di quei momenti, di quelle epifanie, che svelano un’essenza del romanzo e della storia, più che ogni altra cosa. Sono attimi, figure “che emergono dal romanzo, più che simboli semplificatori, sono il segno della complessità delle vicende umane. Attimi che irradiano una complessità di emozioni”.

Spesso in passato Richard Ford ha parlato del legame inossidabile che ha con la moglie Kristina. D’altronde i lettori lo sanno: è il nome che appare sempre all’inizio dei suoi romanzi. In una recente intervista rilasciata al Financial Times ha parlato di quando ha conosciuto Kristina e di quando lui le ha confessato che voleva andare a New York e diventare scrittore. Lei ha risposto che era un’idea fantastica e che sarebbe andata con lui. Così, grazie anche a quel gesto di quella giovane donna, Ford ha cominciato a sedersi, ogni giorno, alla scrivania per provare a divenire scrittore.

Non importa chi sia il suo intervistatore, un giornalista danese o uno scrittore italiano, un reporter statunitense o la presentatrice tv di uno spettacolo. Richard Ford rimugina leggero e pensa alla risposte che deva dare. Scava dentro di sé e cerca la frase giusta. D’altronde, pare di capire, le parole sono vita e pensiero unite assieme. “Le letteratura – dice Ford – è una continua mediazione con tutto quello che continua a accadere”.

Il legame insondabile e veritiginoso tra la letteratura e la vita ritorna sempre. Quale che siano le domande che gli vengono poste, anche quando sono superflue o irrilevanti. E’ questo il modo che Ford ha per non mandare sprecata ogni occasione. Lo scrittore americano è capace, sulla pagina di un libro, ma anche quando è lì di fronte a te a parlare, di farti sentire la vertigine degli avvenimenti quotidiani, ne indaga le forze profonde e riesce a far sentire ciascun essere umano il protagonista di un’esperienza unica: la propria vita. E forse questa vertigine si è sentita di più proprio quando l’autore del Giorno dell’Indipendenza, poco prima della fine, ha detto che: “La responsabilità dello scrittore è di fare capire al lettore di stare attento alla propria vita, perché la vita è lì. E sta accadendo ora. Proprio a te”.

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Federico Pace è autore del libro Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza per Einaudi e della raccolta di racconti di viaggio “La libertà viaggia in treno” per Laterza. Facebook: https://www.facebook.com/senzavolo/, Twitter: @FedericoPace_