Zeman alla Roma, il ritorno dell'allenatore che voleva giocare al calcio

di Federico Pace — 5 giugno 2012 — 1 commenti

Zdeněk Zeman torna alla Roma. Sono passati molti anni dall'ultima volta che si è seduto sulla panchina dei giallorossi, ma ora non conta. Dopo la straordinaria annata che ha portato il Pescara in serie A, vincendo il campionato cadetto, l'allenatore boemo è riuscito a sedurre di nuovo l'Italia intera. I telegiornali, le riviste specializzate e i quotidiani hanno ripreso a interessarsi a questa figura anomala, a questo tecnico con la passione per il proprio lavoro e un'idea di calcio al confine tra purezza e maestosità. Tra generosità e preparazione. Tra ridicolo e meraviglia. Tanti ne hanno ripreso a cantare le lodi, eppure solo la Roma, ancora una volta, ha avuto il coraggio di offrirgli una nuova chance.

Il contratto che lo lega alla Roma è per due anni. E' la prima volta in vita sua che Zeman non firma un contratto annuale. Una consuetudine di chi preferisce essere sempre libero e non vuole costringere gli interlocutori neppure a sopportarlo per più di quanto non sia necessario. L'accordo raggiunto, dicono le fonti ufficiali è “di durata biennale, che prevede il riconoscimento di emolumenti in linea con i parametri di mercato". Con lui ci sarà lo staff composto da Vincezo Cangelosi (allenatore in seconda), Giacomo Modica (collaboratore tecnico) e Roberto Ferola (preparatore tecnico). Chissà cosa lo ha portato a questa scelta, cosa lo ha spinto a infrangere una tradizione. Forse la consapevolezza che è arrivato il momento cruciale della sua carriera? Forse la strana sensazione di essere arrivato al punto cruciale della sua professione e della sua esistenza?

Ora Zeman ha sessantacinque anni. Ha iniziato molto tempo fa a allenare le giovanili del Palermo e poi a Licata. Nel 1986 arrivò a Foggia ma non riuscì a combinare granché. Dovette tornarci una seconda volta. Era l'8 giugno del 1989. Anche allora, però, gli inizi furono difficili. In una trasferta a Monza rischiò l'esonero. Poi invece tutto prese a girare per il verso giusto e iniziò la storia di Zemanlandia che è già nella leggenda. Nel campionato del 1992/1993 il Foggia arrivò a battere 2 a 1 la Juventus con i gol di Bresciani e Mandelli. La Juve allenata da Trapattoni riuscì a segnare solo su rigore, non un caso, e sui giornali di allora il titolo più usato fu “Juve a lezione da Zeman”. In campo c'erano Mancini, il portiere da poco scomparso, Petrescu, Caini, Sciacca, Di Bari, Bianchini, Bresciani, Seno, Roy, De Vincenzo e Biagioni. Non proprio calciatori di primissimo livello.

Zeman è un uomo che ha vissuto molto. E come molti uomini è pieno di pregi e di difetti. Sono famosi i suoi silenzi, le sue pause. A volte ti sembra quasi insopportabile tutto quel tempo che si prende. Quel suo modo di parlare a bassa voce. Di certo le sue risposte sono schiette. Ha quel modo di guardare, di socchiudere gli occhi e fare un piccolo sorriso, una smorfia. Per molti è un personaggio, una figura da utilizzare per l'alone che porta con sé. Per quell'aura di mistero e serietà.

L'allenatore boemo è ora rientrato a Trigoria. Con i suoi abiti chiari. Un paio di jeans e una camicia celeste. Colori che ricordano gli spazi, il mare e il cielo, a cui lui sembra sempre voler rimanere il più vicino possibile, come se avesse bisogno di quelle distese per conservare per sé uno spazio più ampio di quello che gli altri, e il mondo, concedono. Il suo è un ritorno. Come fu un ritorno quello che lo portò al grande miracolo del Foggia. Non sono pochi a sperare che questa volta il boemo riesca davvero a mettere tutti nel sacco e, infine, a cogliere l'ultima vittoria, la più importante, della sua carriera. Una vittoria che lui merita più di molti altri.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

Commenti

  1. Scritto da cardullo simone 5 giugno 2012 alle 14:24

    L’ho scrittto tanto tempo fa e non ho avuto il coraggio di spedirlo.
    Signor ZEMAN
    Sono un tifoso appassionato di tutti gli sport ed in particolare sono un suo spassionato fan, vedendo in Lei quello che ho sempre sognato nello sport, ossia sana lotta per vincere ma fondamentalmente spettacolo.
    Quando vedo un incontro di qualsiasi natura, a me interessa poco chi vince, interessa vedere uno spettacolo e divertirmi, e devo dire che il più delle volte Lei ha soddisfatto le mie aspettative.
    Ho praticato attivamente diversi sport, dal nuoto alla pallacanestro, dall’atletica al calcio, senza per altro emergere in nessuno, sicuramente per colpa mia, che non ho capito da giovane che, per emergere bisogna fare tanti sacrifici; forse se avessi avuto un allenatore della sua qualità avrei potuto avere delle soddisfazioni superiori, ma il mio tempo è passato da molto data la mia età.
    Poiché le sue squadre sono impostati su schemi rapidi, con calciatoti dai piedi buoni, dai buoni polmoni e grande spirito di sopportazione che dopo diventa piacere io consiglierei
    1. Non subentrare mai ad allenare ALTRE SQUADRE nel corso del campionato, anche se di categoria superiore.
    2. Non farsi impostare la squadra dagli altri, ma crearle come sa fare Lei. Con la sua grande esperienza e conoscenza degli atleti.
    3. Nel caso di un grande club, metta subito i paletti, meglio un portatore d’acqua che super asso che metta il piede a classe e pensa a se stesso
    4. Grande attenzione ai falsi amici, perché ho l’impressione, che tanti suoi frutti, siano stati goduti da altri.
    Cordialmente
    Cardullo Simone
    BRETONS@ALICE.IT

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