Roma Genoa 1 a 0, il gol di Osvaldo, i pensieri di Luis Enrique e quel che Bojan non riesce a trovare
C'è in questa Roma qualcosa di inafferrabile e inspiegabile. I gol nei primissimi minuti, le lunghe afasie dei secondi tempi e quella bellezza di gioco che dagli spalti si lascia intravedere per poi scomparire non appena ti volti. La Roma batte il Genoa con un gol di Pablo Oslvado, l'argentino globe-trotter dal fiuto del cannoniere che molti si ostinano a non voler considerare un campione, e poi mette in scena tutto quello di cui è capace (guarda il video del gol di Osvaldo).
E così il gol, quel fugace lampo che appare sempre più spesso sulla soglia della partita, quando qualcuno sta ancora cercando di risalire gli spalti e sedersi al suo posto tra le grida di tanti. Al terzo minuto, Leandro Greco ha calibrato da centrocampo un lancio di sinistro a incrociare e a scavalcare la difesa verso la figura ghepardesca di Pablo Osvaldo che già andava verso l'area. La parabola è stata perfetta ma sarebbe potuta non bastare. L'argentino però, dal momento in cui ha stoppato ha eseguito tutto con una perfezione da vero puntero. Ha stoppato di sinistro, ha fatto danzare per un secondo la palla, e poi è rientrato verso l'interno dell'area lasciando sul posto il difensore genoano che non ha fatto neppure a tempo a vedere partire il tiro, sempre di sinistro, che ha superato Frey, il portiere che ricorda Jean Marie Pfaff e quelle movenze plastiche. A festeggiarlo sono accorsi tutti. Borini, De Rossi, Lamela, Kjaer. Tanti di questa nuova Roma giovane.
Sugli spalti c'era anche Francesco Totti che ha osservato con gli occhi stretti quel che accadeva in campo. Nonostante il gol, e la gioia, deve aver provato sensazioni dal sapore agrodolce. Forse nella sua mente già si fa spazio che quella di spettatore sarà da qui a non molto, purtroppo, la nuova dimensione in cui dovrà vivere. E non deve piacergli, come non piace a molti sentire la pressione del tempo che passa.
Nei minuti successivi ci sono stati sprazzi di Roma. Il tentativo di Osvaldo di replicare quella rovesciata perfetta che gli venne negata qualche tempo fa per una sorta di antipoetica decisione di un guardalinee (La rovesciata di Osvaldo e il fiore di Coleridge). Un tiro da fuori, fortissimo, di Greco parato da Frey in tuffo. Un bel tiro a giro di Osvaldo poco sopra la traversa. Il tentativo di De Rossi, sempre da fuori area, su cui arriva ancora il portiere genoano. Poi gli ultimi dieci minuti di sofferenza.
Anche il secondo tempo ha svelato ancora una Roma incapace di mettere in sicurezza il risultato e si è confermata una squadra che non sa darsi certezze. Ma nonostante tutto quando entra Bojan al posto di Lamela si rimane tutti ancora una stupefatti dalla sua rapidità da giovane torero, dalle tante azioni in cui riesce a entrare da protagonista e da quel suo modo di dissipare tutto e di non riuscire, quasi mai, a afferrare il gol e stringerlo a sé. A fine partita Luis Enrique ha detto che la squadra non gli è piaciuta, poco pressing, poco possesso palla, e ha poi spiegato, con una certa pensosità, che per lui “è importante, più che vincere le partite, sapere perché le hai vinte”. Sembra difficile non dargli ragione.
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