L’impresa di Matt Green a New York, la conoscenza dei luoghi e l’irrequietezza di primavera

di Antonio Carbone — 27 marzo 2012 — 1 commenti

Di solito è con l'arrivo della primavera che si comincia ad avvertire una certa irrequietezza. Non faresti altro che camminare. Senza una meta precisa. Magari, stando a Roma, ti verrebbe da seguire semplicemente il perimetro delle mura aureliane o imboccare una consolare per percorrerla fino alla fine.

Quando cominci, infatti, non vorresti mai fermarti. Almeno fino a quando non sei esausto. E’ una sensazione difficile da spiegare. Alla base c’è sempre quell’irrequietezza iniziale. Era il filosofo francese, Pascal, che sosteneva che tutta l’infelicità degli uomini derivi da una cosa sola: da non saper restare tranquilli in una camera. Se non si è dotati di questa pace interiore, non resta che mettersi in cammino. Non c’è alternativa.

Matt Green, per esempio, è un ex ingegnere americano di 31 anni che nel 2010 ha attraversato a piedi gli Stati Uniti da Rockaway Beach nel Queens, fino alla spiaggia che porta lo stesso nome nell’Oregon. Ci ha impiegato cinque mese facendo una media di 20 miglia al giorno e consumando complessivamente tre paia di scarponi. Da quest’anno si è dato una nuova meta: percorrere ogni strada di ogni distretto di New York.

Ogni mattina Green – che aveva cominciato la sua impresa per prendersi una pausa dal lavoro per poi invece scoprire di non poterne più a meno – si mette in cammino verso le dieci e va avanti fino al tramonto. Dopo di ché di notte aggiorna sul suo sito, imjustwalkin.com, il percorso fatto e carica le foto che di volta in volta scatta.

Non sappiamo se anche per lui un ruolo importante l’abbia avuto l’irrequietezza. La spiegazione che lui dà della sua impresa è più semplice: camminare, sostiene,  è il modo migliore per capire un luogo. E come si fa a dargli torto: da questo punto di vista attraversare New York, ma il discorso vale anche per Roma, è come attraversare un continente. E’ un viaggio a patto però di non viverlo semplicemente come una performance, un fatto sportivo da guinness dei primati. Per quanto mi riguarda a volte mi basta percorrere le strade del quartiere dove abito, San Lorenzo, che portano tutte il nome di un popolo pre-romano - via dei Volsci, piazza dei Sanniti, via dei Sabelli… - per sentirmi su un sentiero appenninico che conduce a valle, guadare fiumi e intravedere piccole insediamenti all’orizzonte.

Ad ogni modo l’impresa di Green sembra già bella e pronta per ispirare la sceneggiatura di un film. In quel tratto ossessivo del giovane ex ingegnere – alla Forest Gump o da artista di land art – chissà quanti sarebbero pronti a immedesimarsi. Anche solo per capire se c’è un modo per curare l’irrequietezza. Magari arrivando alla consapevolezza che sia inutile desiderare di spingersi continuamente  altrove. Perché come diceva il poeta di Alessandria d’Egitto, Constantinos Kavafis, “sciupando la vita in questo angolo discreto/ tu l’hai sciupata su tutta la terra.”

Commenti

  1. Scritto da keeptryin27 marzo 2012 alle 11:42

    Bell'articolo! Ne parlano anche qui http://www.xplorenewyork.it/blog/index.php/2012/03/26/ogni-metro-di-new-york/1125.html

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