Roma Parma 1 a 0, il gol di Borini, gli abbracci e l'esultanza solitaria

di Federico Pace — 20 febbraio 2012

La Roma batte il Parma in uno Stadio Olimpico finalmente sgombro del gelo delle ultime settimane. E' bastato un solo gol. A segnarlo è stato ancora Fabio Borini, l'attaccante dalle risorse infinite (guarda il gol di Borini e l'esultanza da solo). Il ragazzo che porta con sé energia, tenacia e ostinazione. Il giovane di cui Luis Enrique dice che è “uno che dà sempre il cento per cento, anche quando dorme.” Quasi l'opposto di Vucinic, il talento che in ogni partita, ieri con la Roma e oggi con la Juve, dissipa se stesso con l'indolenza di chi pare non avere a cuore nulla.

Anche contro il Parma, il gol di Borini è arrivato da una posizione un po' defilata. Dopo che per qualche secondo ha tenuto la palla al piede durante un rapido movimento. Anche questa volta il tiro è arrivato teso e forte, anche questa volta la palla ha superato il portiere e è andata a gonfiare la rete. Un gol che non ti aspetti, perché da lì, sono in pochi quelli che tirano direttamente in porta e segnano. Almeno in Italia. Borini, però, ci è riuscito. Forse anche perché un po' del suo tempo dell'apprendistato calcistico lo ha trascorso in Inghilterra, dove il calcio è forza agonistica, rabbia e tiri in porta.

Dopo la rete, Borini, come sempre è andato verso la Curva Sud. Da solo. Con la sua maglietta a maniche corte e la mano in bocca a simulare la forma di una lama. Forse per dire: “Io gioco con il coltello fra i denti”. Con la sua foga e con la sua faccia giovane, con un po' di baffi e barba biondi. Fa pensare a Daniele De Rossi, in quella sua irrequitezza e rabbia, in quella gioia quasi fuoriosa. Non c'erano dietro di lui i compagni che di solito seguono chi va a esultare. La sua, anche questa volta, è stata un'esultanza solitaria, quasi da scalatore di una roccia che arriva sulla vetta e alza le mani al cielo con intorno nientr'altro che il silenzio e il cielo profondissimo.

Mimmo Ferretti che segue le cose della Roma da tempo, con acutezza originale, nella pagella di oggi pubblicata sul Messaggero conclude così il profilo dell'attaccante ostinato: “La gente lo adora, ma resta da chiedersi come mai dopo un gol spesso si trova ad esultare da solo, con i compagni lontanissimi e (apparentemente) molto distaccati”.

Difficile dire cosa sia a determinare questa solitudine del numero 31 della Roma nell'atto di esultare. D'altronde è anche vero che quando Borini rientra in campo i compagni sono lì per abbracciarlo. De Rossi, forse non per caso, è tra i primi. Certo è che l'attaccante sembra avere una irrequietezza e specificità tutti suoi. E la solitudine, quasi sempre, è la moneta con cui il fato ripaga gli irrequieti.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

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